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Siamo una famiglia con 4 figli che ha rifiutato il sistema scuola per il benessere dei nostri figli. Ora vi racconto la nostra storia.

Ricordo che Marilena, la mia secondogenita che ha ora 11 anni, dimostrava originalità nella scrittura fin dai tempi della materna, per esempio scriveva le lettere o il suo nome da destra verso sinistra. In prima elementare riconosceva tutte le singole lettere, ma non riusciva a leggere le parole, nel dettato scriveva utilizzando solo le consonanti e alla fine della scuola aveva imparato a riconoscere le sillabe, ma non le parole intere. Ai tempi la maestra mi tranquillizzava affermando che ero troppo ansiosa, anzi ricordo che una volta mi disse, molto seccata, che dovevo pensare a fare la mamma e non la maestra di mia figlia!

In seconda elementare cambiammo scuola. Purtroppo vi era un continuo via vai di supplenti e io ero insospettita dal fatto che Marilena andasse continuamente in bagno. Non voleva parlare di questa situazione e quindi presi un appuntamento con il pediatra sospettando una cistite. Riflettendo con lui sul fatto che il continuo uso del bagno avveniva solo a scuola e non a casa, non sapevo cosa pensare e caddi dalle nuvole quando mi chiese: “Mi dica come va a scuola. Sa leggere e scrivere?”. La mia risposta fu negativa e decidemmo in quel momento di effettuare dei test per vedere se fosse dislessica, nonostante la reticenza di mio marito che si opponeva a questa scelta.

Andammo al Bambin Gesù per tre giorni di day hospital in cui la testarono in vari campi. La conclusione fu molto generica: dislessia. Ci fu spiegato che era presto per parlare di altri disturbi dell’apprendimento. Così cominciammo subito con la logopedia e Marilena in pochi mesi cominciò a leggere bene come tutti i suoi compagni di classe.

Parlai con la maestro di ruolo, che nel frattempo era finalmente tornata, e mi sembrò molto preparata sul problema dislessia.

In terza elementare aumentarono le richieste da parte del sistema scolastico e di conseguenza aumentarono le difficoltà per mia figlia. Lei scriveva in modo incomprensibile e non riusciva ad imparare le tabelline. Non arrivava a raccontare oralmente ciò che aveva appena letto e la sua lettura era lenta. Ogni volta che la maestra la chiamava a leggere, i compagni ridevano e dicevano che ci metteva troppo. Purtroppo la maestra non li rimproverava, anzi, rimprovera Marilena perché leggeva troppo lentamente.

La mandava alla lavagna a scrivere, mentre tutti i compagni intervenivano dicendo che loro non scrivevano così male neanche in prima elementare. Era una umilizione continua. La mandava alla lavagna a fare le divisioni, quando lei non conosceva neanche le tabelline! Le davo da portare a scuola una calcolatrice e la maestra gliela toglieva! Alla recita di fine anno lei è perfino stata esclusa perchè non riusciva ad imparare le parti a memoria!

Furibonda mi recai a scuola pronta a litigare, armata del testo della Legge 170, ma la maestra mi rispose che la diagnosi era – per lei – troppo generica. Sempre secondo lei “dislessia” significa non saper leggere, ma dato che Marilena sapeva leggere era solo svogliata. Così, a metà anno, cambiammo di nuovo scuola, anche perché fino a quel momento Marilena andava a tempo pieno e la psicologa che la seguiva mi disse che per lei era troppo e che sarebbe stato meglio fare mezza giornata.

Uscendo alle 13.00 le cose migliorarono, ma di li a poco la situazione cambiò. Le nuove compagne non l’accolsero bene, inoltre lei non faceva nulla per inserirsi. La sua autostima era sotto i piedi, si era chiusa nel suo mondo, disegnava, ritagliava pezzetti di carta di continuo e non giocava durante la ricreazione.

Quarta elementare: arriva la diagnosi di dislessia, disgrafia e discalculia. Marilena è dispensata dalla lingua inglese scritta, ottiene la calcolatrice, il computer e mappe concettuali come strumenti compensativi.

Pur essendo la diagnosi più precisa, la nuova maestra non le permetteva mai di portare il computer a scuola, la calcolatrice era “tollerata” a malapena e le mappe poteva usarle solo a volte. Tanta fatica a casa per fare queste mappe che poi la maestra le toglieva semplicemente perché i compagni dicevano che non era giusto. Invece di spiegare ai compagni il perché di quelle mappe, le si eliminava! Inoltre l’insegnante pretendeva che Marilena scrivesse in corsivo, con conseguenti innumerevoli errori di ortografia.

Quinta elementare: altro cambio di scuola. Con questa ennesimo tentativo finalmente nessuna difficoltà: in questa scuola la Legge 170 veniva applicata e Marilena usava le mappe nelle interrogazioni e la calcolatrice, l’inglese era solamente orale e finalmente nessun compagno si lamentava. La nuova maestra accettava lo stampatello maiuscolo, la sola forma di scrittura che Marilena può adottare.

Le elementari si chiudono quindi “in bellezza”, ma l’odio per la scuola, il disagio per quello stato di “prigionia”, la voglia di scappare da quelle mura le causavano comunque l’orticaria. Marilena nello svolgere i compiti a casa piangeva, e poi si grattava dappertutto. L’autostima era svanita, la frequenza scolastica pareva una condanna!

Per questo motivo ho inziato ad informarmi sull’Homeschooling.

Il caso ha voluto che incontrassi in vacanza una signora i cui figli non andavano a scuola, possibilità che io non conoscevo allora. Iniziai a conversare con lei, che mi raccontava della sua esperienza, mentre i miei figli ascoltavano attenti.
Alla fine, quando la signora ci lsciò, loro mi chiesero con tanto entusiasmo: “Mamma! Perché non lo facciamo anche noi?”

Il mio maggior timore era di non essere in grado di insegnare ai miei figli. Loro stessi mi hanno allora incoraggiato e rassicurato dicendomi: “Mamma, di fatto già fai educazione parentale, perché il pomeriggio ci aiuti sempre nei compiti e ci spieghi tutto quello che non facciamo in classe!”. Era vero, era proprio così!

In precedenza avevo frequentato un corso per genitori presso l’Associazione Italiana Dislessia, in cui ho imparato tante strategie d’insegnamento e ho sperimentato che cosa significasse avere un “piano didattico personalizzato”. Ho appreso tecniche di studio anche dalla psicologa specializzata in DSA che ci aiutava nei compiti a casa. Ho così unito tutte queste conoscenze e, stimolata e guidata da mia figlia stessa, sono partita per questo bellissimo viaggio!

Mi sono basata molto sul libro “Homeschooling. L’Educazione Parentale in Italia” e su un libro in inglese intitolato: “Beyond survivor”, nonché sull’esperienza e i consigli di quella mamma HS che incontrai in piscina tempo fa.

L’altro mio timore era l’eventuale ostilità della Preside della scuola. Pensate però che al contrario ho trovato una persona molto aperta nei confronti dell’HS.

Poi temevo che mio marito non accettasse l’HS, perché lui la considerava dapprincipio una specie di “fuga” dalla realtà. Ora, dopo qualche tempo si è reso conto di quanto ciò abbia giovato a tutti i nostril figli e in particolare a Marilena.

La cosa più ovvia che mi sono sentita dire è stata che avremmo avuto carenze di “socializzazione”. Alcune persone pensano che io voglia far crescere i miei figli nell’ovatta, fuori dalla realtà. Credono che io voglia evitargli la realtà triste e dura, alla quale – secondo loro – dovranno prima o poi abituarsi. Altri invece si sono dimostrati interessati, mi hanno fatto domande, mi hanno detto che non sapevano di questa possibilità e ci hanno guardati con ammirazione.

A Marilena gli amici dicono: “Beata te che non vai a scuola!”.

Vedono lei e i fratelli come dei marziani e, devo ammeterlo, c’è anche un pò di invidia! Comunque sono invitati alle cene, alle feste, ai pomeriggi in giro per il paese, e tutto il resto. Proprio come quando andavano a scuola, quindi senza problemi di socializzazione. Ora Marilena si sta dedicando sempre più all’equitazione: il governo del cavallo pare essere la migliore terapia per lei. Inoltre abbiamo scoperto il Taekwondo, molto utile per la memorizzazione delle sequenze dei movimenti, nonché per il controllo dello schema corporeo.

Nelle notre giornate le spiego la matematica coinvolgendola alla lavagna a con parecchi esempi, le spiego le regole in modo schematico in modo che lei riesca ad “automatizzare” certi procedimenti. I calcoli li fa con la calcolatrice. Per la geometria partiamo sempre dal disegno, per poi passare alla formula precedentemente memorizzata, per sostituire infine alla formula i numeri. Con l’italiano non abbiamo problemi perchè Marilena ama scrivere. Attenzione: lei non ama scrivere a mano! La sua, infatti, è anche una diagnosi di disgrafia. Al computer invece scrive bellissimi testi, sia riguardanti cose che ha fatto o visto, sia riguardanti cose che ha studiato in Epica, Storia, o in Scienze. Con lo spagnolo non abbiamo problemi: lo parla e lo scrive. Con l’inglese scritto c’è qualche difficoltà in più, ma non con l’orale. Le faccio mettere in scena, con il fratello, la Unit del libro che stanno studiando. Così, recitando un ruolo, impara le parole e le regole. Così anche suo fratello! Per la geografia usiamo molto le carte geografiche.

Per quanto riguarda le materie orali: le spiego molto bene il contenuto e lei, solo attraverso l’ascolto, memorizza molto. Questo punto è molto importante: per un dislessico è quasi impossibile memorizzare leggendo. Tanta è la sua fatica nel mettere a posto le lettere che compongono il testo, che alla fine non ricorda più cosa ha letto! Ascoltando, invece, il dislessico apprende e memorizza in modo fantastico. Il punto fondamentale è che si deve lavorare nella pace e nel silenzio, non in mezzo a una classe che gioca, ride e scherza, dove troppo spesso l’insegnante è costretta ad interrompere il discorso con urla e richiami vari. L’ambiente della classe distrae moltissimo chi ha già problemi di attenzione.

L’ideale per Marilena è ascoltare dalla mia viva voce, nel silenzio della nostra stanza HS (così l’abbiamo chiamata), una lezione di storia, tecnologia, scienze, ecc. Dopo le spiegazioni, le lascio i compiti per la volta successiva, quando abbiamo di nuovo quella materia. Si prepara con le mappe che lei stessa produce al computer. Il giorno che abbiamo quella materia, lei mi ripete la lezione guardando, soddisfatta, la mappa che lei stessa ha prodotto! Se l’argomento l’ha interessata particolarmente possiamo dedicarvi più tempo, facendo una ricerca utilizzando internet.

Mi duole dire che nel corpo docente c’è molta ignoranza, nel senso che gli insegnanti ignorano il problema di questi bambini. La Legge 170 viene costantemente disattesa e il PDP troppo spesso non viene neanche redatto. I voti rimangono standardizzati e i bambini non sono tutelati come la legge prevede. Sappiamo bene che le interrogazioni andrebbero fatte dal posto e non alla cattedra o alla lavagna, che i dislessici non vanno chiamati a leggere, proprio per non esporli alle prese in giro da parte dei compagni.
I compagni non vengono preparati ad accogliere ed accettare le diversità, anzi si accolgono le loro proteste quando gridano all’ingiustizia senza avere la conoscenza di cosa sia giusto o sbagliato.

L’Indennità di Frequenza di 289 euro mensili rimane per molti un miraggio. Lunghissimo l’iter burocratico, nonché la sottoposizione del bambino a controlli e diagnosi ogni anno, come se la diagnosi potesse cambiare! Noi abbiamo percepito per tre anni l’indennità di frequenza. Al quarto anno, dopo l’ennesimo controllo, una commissione ha deciso che Marilena non era più dislessica!!

L’unica cosa che mi pare fatta bene è Legge170. Peccato che siamo in Italia dove si dice: “Fatta la legge, trovato l’inganno”, quindi se siete nei nostri panni è saggio rimboccarsi le maniche e fare per se.

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