La scuola è come una prigione?

La scuola è come una prigione.
Questa frase è un eccesso? E' un'analogia? Vi dico la mia.

Perché la maggior parte dei bambini non ama andare a scuola? E' ovvio: i bambini desiderano essere liberi e la scuola li priva di questo diritto fondamentale.

Tutti desideriamo essere liberi, possiamo dirlo ad alta voce, possiamo pensarlo e basta, ma è palese che, per gli esseri umani (e non solo, il mio pensiero va agli animali da allevamento), uno dei bisogni primari sia la libertà. Purtroppo per una grande porzione della popolazione italiana la scuola è un obbligo per legge: i genitori credono di non avere alternative, difficile è trovare scuole veramente libere o decidere di fare educazione parentale.

La situazione nelle scuole sta  peggiorando di anno in anno: le classi sono sempre più numerose, gli insegnanti non offrono una continuità di relazione, i momenti di svago sono tenuti al minimo, le gite cancellate per mancanza di denaro, gli atti di bullismo sono in aumento così come i casi di disturbo da deficit d'attenzione ed iperattività, dislessia e quant'altro. Vi siete chiesti come mai? I bambini a scuola non sono liberi, come credete che possano apprendere in un ambiente coercitivo?

La scuola è un ambiente anormale e artificiale. I bambini sono malleabili e sanno solitamente adattarsi, ma togliere loro la libertà li rende infelici, inattivi, incapaci di gestirsi autonomamente. Alcuni di essi si conformano, ma molti devono sopprimere il loro essere per riuscire a sopportare la routine quotidiana. Questa precoce forma si stress provoca delle conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, ma che spesso scegliamo di ignorare o minimizzare. Per la società odierna tutti devono essere scolari e coloro che non si uniformano, bambini o adolescenti che siano, sono etichettati come problematici, incapaci, perdenti e addirittura in alcuni casi essi vengono sottoposti a medicamenti per calmierare la ribellione che deriva da questo infelice stato. Non esistono alternative alla scuola che siano socialmente plausibili.

Se fossero gli adulti ad essere obbligati a stare sei/otto ore della loro giornata in una stanza, chiusi in un edificio, senza possibilità di uscire se non al suono di una campanella, dal lunedì al sabato, ogni giorno, per 16 anni della loro vita qualcuno griderebbe allo scandalo. Si farebbero proteste e raccolte di denaro per salvare i poveretti. Per i bambini non si fa nulla.
Voi sareste felici di tornare indietro a quegli anni della vostra infanzia?

Si parla di scuola come di lavoro. Essa è infatti considerata il lavoro dei bambini, non a caso gli orari dello studente imitano spesso quelli dell'ufficio dei genitori. Peccato che essa sia un lavoro che i bambini non possono scegliere. Egli studenti non possono cambiare posto di lavoro, non hanno sindacati, non possono lamentarsi con nessuno, non hanno una sistema legale che li protegge dai maltrattamenti… Certo, oggigiorno gli studenti non vengono puniti fisicamente (o almeno non dovrebbero esserlo), ma vengono puniti con l'umiliazione.

L'umiliazione e la denigrazione che si subiscono a scuola sono un castigo ben peggiore di uno schiaffo. I nostri figli vengono continuamente paragonati tra di loro, etichettati, giudicati e obbligati a fare ciò che non vogliono. Tristemente le nuove generazioni pensano che lo scopo della loro vita sia “essere migliore” degli altri (e non intendo in bontà e altruismo, purtroppo) quindi essere considerati nella media significa rappresentare un fallimento all'interno della propria cerchia.

E la famiglia? La mentalità della scuola si è estesa a tutta la società, i genitori tarpano le ali ai loro figli tanto quanto le istituzioni. Quanta libertà ha un bambino a casa? Può decidere cosa fare e quando farlo? Raramente. Si crede che i bambini debbano essere supervisionati in ogni momento della giornata. Madri e padri non si accontentano di fare i genitori, essi si vedono più come guide, come maestri e non possono lasciare i bambini giocare liberi perché devono continuamente stimolarli ed inquadrarli. Dopo scuola ci sono i compiti da fare, ma tanto fuori dalla casa, il bambino solo, non può uscire. C'è paura che venga rapito, molestato, che si faccia male, che si sporchi e sudi… Ma allora che fare ? Lo si iscrive a dei corsi organizzati dove non può giocare ed esprimersi in libertà, ma deve seguire quello che gli viene detto da un ennesimo adulto/insegnante. I ragazzi non sanno cosa significhi gestirsi, non sanno cosa comporti occuparsi di loro stessi. Non hanno mai goduto del piacere di farlo. Un tempo prendersi cura dei propri figli significava procurare loro buon cibo e un nido dove tornare alla fine della giornata, amore incondizionato e sostegno nei momenti di difficoltà. In passato nessuno pensava che si dovesse obbligatoriamente insegnare ai propri figli, educarli, fornire loro tutto (dai vestiti alla moda alle vacanze, dalla paghetta allo scooter) tranne che la libertà di crescere ed istruirsi in maniera intuitiva e autonoma. Del resto sento sempre più spesso donne affermare che il loro medico “le ha fatte partorire” e mi rammarico del fatto che così l'autonomia ce la siamo giocata sin dall'inizio

Il gioco libero è fonte di apprendimento. Osservate e ascoltate dei bambini sani e liberi che giocano tra di loro (se ne trovate): l'attività è estremamente complessa, mentre giocano imparano a scrivere, a leggere, ad esprimere le loro idee, a convincere altri delle loro opinioni, a negoziare, a influenzare i loro amici nel rispetto delle regole decise in comunione. Oltre alla mente esercitano il loro corpo, spesso all'aria aperta, diventando più forti, più sani, sviluppando il loro fisico armoniosamente e acquisendo nuovi talenti.

Quando riusciremo a vedere i bambini come individui con i propri diritti e la propria inviolabile libertà? Quando smetteremo di dire ai bambini e ai ragazzi cosa fare 24 ore al giorno? Quando cambieremo i paradigmi della società e smetteremo di violare il loro senso di libertà continuamente? Presto, mi auguro che avvenga presto. Ci sono persone che lo stanno già facendo, ma intanto la scuola è una prigione.

 

 

Notizie & Aggiornamenti

Inserisci la tua email qui sotto e riceverai la mia newsletter.

  • Phoebe Raye Carrara

    Una visione un po’ negativa, quasi estrema, ma condivido.
    I miei ricordi della scuola in effetti non sono molto felici…
    grazie Erika,
    Phoebe

  • Natascia Boccalini

    Purtroppo anche io penso stia diventando un po’ così, già alla scuola materna…Sia per ignoranza delle mestre che spesso non conoscono i rudimenti della pedagogia e del modo di apprendere dei bambini, sia per mancanza di strutture adeguate che favoriscano il gioco libero (nella classe di mio figlio di 3 anni sono in 26 in una classe pensata per 18 bimbi, con due maestre che si sovrappongono solo dalle 11.00 alle 13.00). 
    Anche con tutta la buona volontà delle maestre, lasciarli liberi di muovere e di esprimersi è praticamente impossibile. Si, direi che prigione è il termine adeguato!

    Sono in attesa di sistemare alcune faccende personali per poter educare i miei due figli di 3 e 5 anni a casa dall’anno prossimo. Qualche mamma nei dintorni di Gradara/Cattolica?

    Ottimo sito!

    Natascia

  • Vinelena71

    Ho pensato una cosa… E studiando a casa i bambini sono più liberi? Dovranno comunque fare quello che non li piace anche nel regime piu soft. Ma dall’altra parte diposprovazione dei genitori può essere molto più pesante del sgrigare di una maestra, perché imparano molto in fretta non farci caso… Forse ai bambini di nostro tempo co vuole un po di tempo senzo un occhio dei genitori? Noi, pur andando a scuola eravamo piu liberi che i bambini di oggi. Sto pensando ultimamente su quest’argomento perché non vorrei salvando il bimbo da una prigione metterlo in un altra…

  • http://www.controscuola.it Controscuola

    Qui non si fa scuola familiare “per non fare quello che non piace”… La scuola familiare non è un escamotage per evitare cose spiacevoli. Scuola familiare non significa “stare sempre sotto gli occhi dei genitori” – significa aiutare i bambini ad avere forti radici per poter lasciare il nido sicuri e forti nei loro attaccamenti. Se i genitori sono carcerieri lo saranno in qualsiasi caso.

  • Anna

    qui la storia è lunga quando si dice come starebbero degli adulti chiusi per 6-7- ore …?? ma a me sembra che per molti è già (purtroppo normale) rimanere chiusi in uffici o fabbriche sotto l’occhio indagatore….senza contare le ore di auto e le frustrazioni perché tutto questo per i 2 soldi che si portano a casa non solo non aiutano ma peggiorano ….inoltre che dire del sistema non educativo in cui sono stati preparati VOLUTAMENTE gli ignari insegnanti…!! è ora di non rimanere stupiti se tutto il sistema non funziona, perché è stato fatto proprio per non funzionare …..!!! scuola familiare anche se ci obbliga a sottostare al potere ci dà comunque la possibilità di avere un margine di libertà…prendiamocelo….e usiamolo come meglio possiamo fare….è un’incognita e non è facile ammettiamolo ma vale la pena di provare e specialmente crederci….un abbraccio a tutte.

  • Maricabiolatti

    Ciao, mi chiamo Marica e ho 4 figli. Sono una educatrice e da pochi anni faccio la maestra.
    Mi ha molto scossa questo post cosi’ pieno di rabbia.
    Credo che molte maestre siano davvero incompetenti dal punto di vista relazionale ma credo che esistono delle insegnanti molto valide che pur gestendo classi numerose riescono a dare molto e a far innamorare i loro alunni di argomenti vari.
    Credo che se ben gestita la realta’ della classe sia un ottimo luogo di apprendimento per i bambini e non una prigione.
    Ho avuto degli alunni che la mattina arrivavano con dei bei sorrisi e quando la fatica si faceva sentire la si poteva condividere e la dimensione del gruppo aiutava parecchio!
    Demonizzare la scuola non credo serva a molto. La rabbia non porta che altra rabbia.
    Rispetto al tema della liberta’ a casa il lavoro che noi genitori possiamo fare e’ grande e stupendo. Per i miei figli che abitano in una cascina la libertà di correre, urlare, impiastrarsi di fango, andare in bici e’ abitudine ma per i bimbi di citta’ diventa privilegio.
    Anche questo merita riflessione.
    Scusate per l’intrusione
    Marica

  • Catalinabonaciu

    che la scuola e una prigione noi bimbi dobbiamo aver una settimana di vacanze   niente compiti 

  • Marco_salamon

    Trovo molto giusto il commento di Marica. Francamente sono davvero preoccupato per quanto scrive Admnin: non capisco da dove venga questa sua rabbia contro la scuola. Cosa hanno combinato le maestre o i maestri che Admin ha avuto da piccola/o per meritarsi tutto questo? O forse sono stati i suoi genitori a fargli odiare una istituzione che – tra tutte le istituzioni: uffici, fabbriche, esercito, ospedali, ecc. - è quella che in genere i suoi “partecipanti”
     amano di più?

  • maestro

    Vedo troppa rabbia, frustrazione, voglia di rivalsa verso la “terribile” scuola PUBBLICA (di tutti). Che le cose non vadano bene, che si siano tantissimi problemi da risolvere, lo so benissimo. Io mi “sporco le mani” tutti i giorni con bulli, iperattivi, dislessici, stanchi, e annoiati, e ogni giorno, un sorriso in più, un’attenzione in più, una attività in più svolta, mi dice ne è valsa la pena. Non invidio le vostre “isole felici”, e tantomeno l’idea che se sta bene mio figlio tutto va bene.
    Un maestro di scuola (che bella parola!)

  • http://www.controscuola.it Controscuola

     Mi sa che ti ho visto su http://www.educazioneparentale.org , vero? Hai poi trovato qualcuno in zona?

  • http://www.controscuola.it Controscuola

     Guarda caro maestro di scuola che sono “maestra” di scuola anche io… anche io mi “sporco le mani”… però a differenza di te io ho deciso di smettere di lavorare per la scuola dal di dentro. Questo perchè davo 100 e mi tornava -10 e anche perchè non accetto che l’educazione dei miei bambini avvenga in un contesto precario. Non c’è nè rabbia nè frustazione, forse provocazione, ma a volte ci vuole anche questo per far riflettere. Il mio contributo alla scuola lo do con il nostro esempio, con le nostre idee. Come dico sempre l’educazione parentale non va bene per tutti e la scuola serve, ma certamente non così.

  • http://www.controscuola.it Controscuola

     E’ il sistema ad essere sbagliato… degli insegnanti non ho scirtto nulla e anche io so che ve ne sono alcuni che fanno un ottimo lavoro, peccato che spesso siano contrastati da colleghi e ambiente lavorativo. Credimi non c’è rabbia, solo contestazione. La scuola non è un demonio, è un babyparking, un’imposizione e anche una prigione. Dimmi la differenza che c’è tra una prigione e la scuola… -  In una si va per aver commesso un crimine, nell’altra per aver raggiunto una determinata età. No?

  • http://www.controscuola.it Controscuola

     Negativa, ma pur sempre realista.

  • http://www.controscuola.it Controscuola

     Marco, spesso le persone idealizzano il loro passato e lo rendono edulcorato per far fronte alla vita. E’ un fenomeno di cui parla molto Alice Miller. Il ricordo della scuola spesso ricade in questo genere di fenomeno. Eccetto le elementari io ero molto occupata e intraprendente a scuola. Felice di andarci? No, ma non sapevo che ci fossero alternative e la rendevo “divertente”. Veramente, non c’è rabbia, solo confronto e ricerca. Tu sai da dove nasce la scuola? Sai perchè è stata istituita? Facciamo un viaggio nel tempo passato: una volta eravamo cacciatori/raccoglitori e vivevamo in comunità senza scuole, tutti aiutavano a mandare avanti la società e i bambini vivevano con i grandi imparando da loro. Poi siamo diventati agricoltori e abbiamo in questo modo “addomesticato” la natura per i nostri bisogni. Di li a poco abbiamo fatto lo stesso con gli animali, togliendo loro la libertò e utlizzandoli per aiutarci nel lavoro, in seguito è toccato ai “diversi” (le persone di colore per esempio) per non parlare delle donne. L’uomo ha preso il sopravvento su tutti, anche sui bambini. Togliendo ad uno ad uno i pezzi del puzzle, il mondo si è sgretolato e i più piccoli sono stati fagocitati nelle scuole, ovvero luoghi di lavoro che poi sono diventati luoghi di indottrinamento. Ogni categoria ha fatto delle battaglie per “liberarsi” alcune volte con successo e altre no (da quando le donne in Italia hanno diritto al voto? 1946?!). Ma i bambini sono la categoria più debole, pochi si battono per loro, per la loro libertà. Sono anche quelli per cui la situazione non è cambiata molto… quindi il mio è un “sigh” e non un “grrr”.

  • maestro

     La differenza l’hai detta tu. La tua frase mi chiarisce ogni qualsiasi dubbio. Ti auguro un ottimo lavoro “dal di fuori”.

  • Lucio

    E’ la realtà, la scuola è una prigione, che modifica la psiche dei bambini. Quindi di tutti noi.

  • Sergio

    Ottimo, Lucio: sintetico , realistico e lapidario. 

  • Cristiano Federico

    Parlo da figlio di 2 insegnanti.
    Come potete permettetere di fare
    plasmare le teste dei vostri ragazzi  da questi borghesi qualunquisti 
    massificanti che considerando l’alterità un problema e  appiattiscono
    tutto l’insegnamento a puro problema di ordine “sociale”.
    Prendete
    in mano il futuro dei vostri figli e non fate si  che il prolungamento
    della macchina poliziesca nella figura inconsapevole di un insegnamento
    faccia tabula rasa dei loro cervelli.
    L’insegnamento è passione, ma
    travalica le mura di una prigione ai cui sottoponete un’infanzia che ha
    bisogno della’esperenzialità della conoscenza.
    Il lavoro nobilità
    l’uomo quando è liberato dal lavoro salariato. E non parliamo
    dell’educazione, insegnare è instillare capacità critica. PROVA A
    CRITICARE un ‘insegnante , è come dichiare una guerra nei confronti
    dello stato.

    Potrei sembrare “fuori” dalle righe, infatti!Basta insegnanti…abbiamo bisogno di uomini, che andassaro a lavorare questi finti educanti!
     

  • http://profile.yahoo.com/HR3BNIPY7TVZSVG6YNVYVSDIM4 Dani

    Prigione? Bob Black la definisce un campo di concentramento.

    Non so quale paragone sia il più appropriato, di sicuro ambo i luoghi sono brutti, ma forse solo nel secondo c’è l’obbligo di lavorare per cui propenderei per la seconda tesi.
    Inoltre dovremmo considerare anche tutti i ragazzi che si suicidano per i BRUTTI VOTI!
    Ma come.. i voti??? Ma non si va a scuola per IMPARARE?
    Sia ai prof ma soprattutto sia ai genitori (che ai compagni!) interessano i voti, non cosa si è studiato (se è giusto, se è utile, se è veritiero, se è istruttivo, se è buono, ecc.) e questa mentalità non può che “produrre” queste tragedie. Se si badasse ai contenuti e non ai numeri ci si andrebbe con un pelo di gioia (“la gioia di sapere”..) invece è una costante guerra con i compagni su chi prende un voto più alto.
    Poi ovviamente nasce per omologare i ragazzi, per avere una massa omogenea che da grande rispetterà tutte le istituzioni e che a loro volta manderà a scuola i loro figli con nonchalances. E’ tutto un sistema, una macchina ben oliata, atta a perpetuare questa ingiustizia illiberale!

    Danx-ItaliaSenzaValori

  • http://profile.yahoo.com/HR3BNIPY7TVZSVG6YNVYVSDIM4 Dani

    Continua, scusa!

    Voti? Ma non la si dovrebbe frequentare per imparare?
    Non conta ciò che siamo e sappiamo, contano i numeri per incasellarci e buttarci dentro un futuro.. senza futuro, a meno che ognuno di noi non si ribelli e non cerchi una via d’uscita originale.

    Botte? Eh sì, maestre e genitori picchiano, le prime per il comportamento e i secondi per i voti di cui prima.

    Suicidi? Purtroppo sì, a causa di voti e/o bullismo.

    Orari, regole, note, sospensioni, bocciature?
    E perché ami tutti quanti dovremmo volere imparare (tra l’altro cose scelte dall’alto) all’interno di orari prestabiliti e uguali per tutti? Perché un alunno può essere sospeso e bocciato mentre un prof no?

    Ma soprattutto, perché la divisione in classi? Ci vorrebbe semplicemente una bella divisione in base alle tematiche, alle materie. Chi vuole impara di più. Chi non vuole si accontenta e magari vivrà meglio con un bel lavoretto manuale sicuro.

  • http://profile.yahoo.com/HR3BNIPY7TVZSVG6YNVYVSDIM4 Dani

    Scusi caro maestro (ma un nome non ce l’ha? Deve per forza farsi riconoscere attraverso un ruolo? Che tristezza!), ma lei è in chiaro conflitto d’interessi.

    Si ricordi che i bulli, gli iperattivi e gli addormentati li create voi con l’obbligo e tante altre “amenità”.

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=100002830864671 Marisel Casis

    Condivido totalmente il tuo post! capisco che è difficile per chi lavora nel mondo della scuola focalizzare questo argomento, guardandolo da fuori, dall’alto, mettersi nei panni di chi, come noi, guarda alla scuola con gli occhi di bambino e non da adulto “educato” e “conformato”. Infatti MAGARI esistessero piú scuole degne di non essere considerate prigioni! Ma per me lo sono state, per molti di noi, anche per chi non riesce a ricordarselo o ad ammetterlo, o semplicemente ad accettarlo. La differenza tra una prigione e la scuola? che anche i maestri sono prigionieri, in moltissimi casi, della loro frustrazione, della loro impotenza, della loro educazione… del loro lavoro. 

  • Carneade

    E’ questa per me un’interessante quanto stimolante discussione che ho letto con molto interesse. Per una mia esperienza personale ho vissuto, vivo e vivrò ancora la “scuola”: passato, presente e futuro. Perché sono stato un alunno naturalmente, attualmente sono personale scolastico, insegno musica e sono padre di un prossimo studente della scuola primaria. La mia compagna, la madre del futuro studente di cui sopra, è maestra di scuola primaria da molti anni. l’Universo “scuola” è decisamente complesso e quando si è pensato di averne compreso un aspetto decisivo e illuminante ci si accorge che era solo la punta di un enorme iceberg, di tanti iceberg. Vedo, come personale ausiliario della scuola, tutti i giorni cosa succede nelle varie sedi in cui opero. Vorrei, a volte, che i miei occhi fossero delle telecamere a disposizione dei genitori per conoscere e valutare cosa succede nelle istituzioni scolastiche mentre loro, tranquilli, sono occupati nelle loro attività, ignari di cosa accade a livello educativo ai loro figli. Non parlo di violenza fisica…ci mancherebbe, ma di umiliazione, di coercizione, di comunicazione violenta ecc.ecc.ecc. Inoltre il sistema di apprendimento è inefficace e nozionistico, confonde e addormenta le menti degli studenti.Non mi addentro su questo tema per questione di lunghezza del commento…già extra lungo! Ci sono naturalmente delle eccezioni;  tanti insegnati ci mettono l’anima e il cuore in quello che fanno ma le condizioni in cui lavorano sono, spesso, “allucinanti”. Non mi sento di separare alunni/vittime da insegnati-organizzazione scolastica/carnefice perchè non è propriamente così, almeno lo credo per la mia esperienza diretta. Tuttavia considero il sistema scolastico pubblico vigente , per molti aspetti, una realtà “inadeguata” o addirittura “inadatta” allo scopo che si prefigge. I danni che provoca, soprattutto ai più deboli, cioè agli studenti di età più bassa è incalcolabile e Pennac, nel suo “Diario di scuola”, lo evidenzia molto bene. Si parla di “rifiuto” della scuola e quindi dell’apprendimento con le conseguenze che possiamo immaginare: si arriva perfino a far “odiare” un bene così prezioso! Si può arrivare anche a spegnere la “Luce” che anima il desiderio di conoscere del bambino…e non sto esagerando! E’ dunque un “circolo vizioso” nel quale la scuola italiana pubblica è, a mio avviso, incappata e dal quale sarà molto difficile uscirne. Attualmente credo che solo l’educazione libertaria e/o parentale possa offrire una valida quanto concreta alternativa. Anche qui il tema è complesso e da sviluppare e approfondire naturalmente. Ringrazio Erika per questo spazio e per l’oppurtunità che ho avuto di condividere la mia esperienza.

  • http://www.controscuola.it Controscuola

    Grazie a te Luciano per il to commento. Quello che mi turba maggiormente è quell’alone di normalità che circonda il sistema scuola, come dici tu i genitori molti spesso non sanno cosa accada tra le mura di quell’edificio… Non se lo chiedono nemmeno. Tanto ê “”scuola”" cosa potrebbe mai accadere? E poi si domandano il perché di certi problemi, comportamenti strani, deviazioni…

  • Carneade

     Sì Erika…le cose sembrano stare proprio così, come dici tu. Ma l’inerzia della società e soprattutto la manipolazione dei media e l’abitudine sono, secondo me, alcune delle cause di molti problemi legati, in particolare, all’infanzia, l’età più delicata e debole della crescita e dello sviluppo dell’essere umano. Dico “alcune” perchè la questione è assai complessa. Naturalmente non sono un “esperto” e considero fondamentale la differenza tra “sapere” e “conoscere”. Nella scuola si parla principalmente di “sapere” cioè informazioni e nozioni che sono lontane dall’autentica conoscenza. Il bambino ha bisogno di “conoscenza” e sperimentazione concreta della e nella sua dimensione umana e nel mondo. Questo, forse, lo renderà libero e consapevole. Comunque molte volte mi è venuto il desiderio di far conoscere certe realtà…ma rischio il posto di lavoro…purtroppo. Non che questo mi assolva completamente per quanto riguarda ciò che penso della mia integrità e sensibilità morale…ma il “dubbio” mi ferma…almeno per ora. Provo a parlarne con qualche genitore e/o collega, sia ausiliario che docente, quando trovo della sensibilità, ma poi tutto finisce in un moto di impotenza, un deprimente “allargare le braccia”! Comunque posso fare qualcosa con e per mio figlio, questo sì che lo posso fare. In questo non sono impotente, parlo anche a nome della madre, la mia compagna… naturalmente. Siamo liberi di scegliere, è vero…ma anche non siamo liberi di non scegliere e questo chiarisce il concetto che anche a non fare alcunché si sta facendo una scelta. Un cordiale saluto.

  • Alpaka Novantotto

    Credo che qui, adesso, il commento di uno studente ci sta perfettamente. E la cosa brutta è che è tutto vero. La scuola ti rovina da dentro. E’ una macchinazione incredibile e quasi perfetta, atta a creare una società schifosa, affinché possa essere manovrata e sfruttata a piacimento di pochi “eletti”. E la cosa più divertente di tutto questo, è che sei costretto ad andarci, perché ti ritrovi al centro di un triangolo composto da una scuola/prigione dittatoriale e fascista, una famiglia conservatrice e stupida, che non ha la capacità di capire cosa succede VERAMENTE a due passi da loro stessi, e una società spietata, fredda, schiava, che ti discrimina se non hai la capacità di fare a tua volta il servo. Non ricordo momento della mia vita, in cui non ero depresso. Ho 14 anni, e quasi ogni singola briciola della mia vita, è stata risucchiata da un falso salvatore chiamato “Scuola”, facendo emergere dentro di me un vuoto ed una depressione immensi, a cui si aggiungono i prodotti di scarto “dell’istruzione scolastica” (cattivo umore, rabbia, disperazione, tristezza, vergogna, perdita di forza di volontà ecc.). Ho moltissime volte pensato al suicidio, e probabilmente non ci vorrà molto prima che metta in pratica quest’idea. La scuola mi ha completamente oscurato. Prima che iniziasse a farsi “seria”, io ero felice, ma poi, già alle elementari, sono stato costretto a sottostare ed ubbidire agli ordini di uno stupido ipocrita, con l’aspirazione di diventare un dio. La scuola mi ha tagliato le ali che con difficoltà ho protetto, è mi ha attaccato dei massi ai piedi. Mi ha costretto ad assorbire dispiaceri, preoccupazioni, dolori e tristezza. Ma lo giuro sulla mia stessa vita: se mai la scuola mi porterà al suicidio, farò prima in modo che non esista più alcuna scuola nel mio fottutissimo paese!!!

  • http://www.controscuola.it Controscuola

    Caro ragazzo,
    La scuola, nella vita è solo un momento. Non buttare via tutto per questa parentesi triste, tu vali di più. Utilizza le tue conoscenze per cambiare le cose. Servono ragazzi e futuri uomini che abbiano questa lucidità.

  • Alpaka Novantotto

    Posso fare una domanda? Io potrei studiare da autodidatta, sfruttando il metodo dell’Homeschooling? Cioè, i miei genitori sono costretti a farmi da insegnanti, oppure possono benissimo lasciare che io costruisca da me il mio percorso?

  • Alpaka Novantotto

    Assolutamente vero! Io stesso, appena una settimana fa, ero pronto a suicidarmi a causa della scuola. E i prof. hanno pure il coraggio di dire che è colpa dei compagni…

  • http://www.controscuola.it Controscuola

    I genitori hanno la responsabilità di provvedere e garantire che tu venga istruito. Su come gestite la cosa dipende tutto da voi, i miei figli sono per molte cose autodidatti.

  • Alpaka Novantotto

    Ti ringrazio immensamente! Ora non mi resta che combattere, affinché possa fare scuola parentale!!! Grazie :)

  • Alpaka Novantotto

    A, un’altra cosa. Io posso iniziare a fare homeschool già da questa settima? O meglio: per iniziare a farla, devo prima finire l’anno scolastico, oppure posso cominciare in qualsiasi giorno?

  • http://www.controscuola.it Controscuola

    I tuoi genitori devono ritirarti da scuola e presentare il modulo di educazione parentale al dirigente / preside.

  • http://profile.yahoo.com/LMCKP6AGHXSYF7VAGDIEB4IWHE Io Io

    Sono contento di questa notizia. E a proposito che può tornare utile dove si trovano le scartoffie da downlodare-compilare da consegnare alla scuola per poi fare educazione parentale?
    Grazie

  • http://www.controscuola.it Controscuola

    Puoi dire ai tuoi genitori di iscriversi su http://www.educazioneparentale.orgdove troverete tutto!

  • http://www.facebook.com/lucabale.fidanza1 Luca Fidanza

    io concordo anche se senza scuola puoi fare poco o niente per esempio come avresti fatto a scrivere questo messaggio e noi a leggerlo?

  • http://www.controscuola.it Controscuola

    Due dei miei quattro figli scrivono e leggono senza essere andati a scuola. Non capisco la tua osservazione.