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Ecco il racconto-intervista di Margherita, una determinata homeschooler di 10 anni che si sta apprestando a seguire il primo anno di medie tramite l’Educazione Parentale. La sua mamma, Elisa, ha un blog molto interessante che potete consultare a questo link.

Non aggiungo altro, perché le sue riflessioni sono più interessanti di qualsiasi mio prologo.
Buona lettura!


Io faccio homeschooling da sempre (a parte una breve parentesi l’anno scorso), mi piace tantissimo, imparo le cose che mi piacciono di più come, quando e dove voglio e questa libertà è meravigliosa, perché ti consente di mettere a frutto i tuoi talenti.

Devo dire, però, che fare scuola a casa comporta anche delle “responsabilità” (se si possono chiamare così).

Io, contrariamente a quanto pensa la maggior parte delle persone, ho molte amiche: ho amiche nella scuola di danza che frequento, amiche a catechismo, bambine con cui mi scrivo via mail, altre via lettera e amiche di penna, una delle quali mi scrive direttamente dalla lontana Australia!! Quante bambine conoscete che intraprendano contatti con persone appartenenti all’altro lato del Globo? Ebbene, io sì.
Ho anche una migliore amica, una bambina di dodici anni di nome Emanuela, dolcissima, gentilissima, buonissima: insomma, un vero tesoro. Ci vogliamo tantissimo bene, per questo siamo migliori amiche.

Il mio “problema” (che poi un problema non è) sta nel fatto che quasi tutte le mie amiche vadano a scuola. Quando, chiacchierando, salta fuori il fatto che io non vada a scuola, loro mi guardano con una faccia che sembra molto quella di un pesce appena pescato, con la bocca spalancata e gli occhi sgranati. Ecco, quando comincia così io devo trattenermi dal ridere perché, davvero, sono divertenti in una maniera indicibile. A questo punto devo inevitabilmente tirare fuori la mia “lista delle domande e delle risposte sull’homeschooling”, perché le domande che mi rivolgono (e di conseguenza le risposte che io do) sono sempre le stesse e più o meno fanno così:

  • “In che senso non vai a scuola??”. Allora io rispondo: “Nel senso che io non vado nell’edificio scuola, ma mi insegna mia mamma a casa.” Altra faccia da pesce-appena–pescato, questa volta con tanto di lingua, gesti di stupore o esclamazioni meravigliate.
  • “Tua mamma è un’insegnante?”, e io: “Sì, ma potrebbe insegnarci anche se non lo fosse”.
  • “Avete i banchi?”. Qui devo trattenere il respiro per non spanciarmi dalle risate: “No, noi lavoriamo sui tavoli, in sala, in cucina, in camera ecc…”
  • “Fai le verifiche?”. Io ribatto: “No, lavorando insieme e quindi sapendo che imparo bene non servono” e quasi sempre dicono una cosa del tipo: “Ma dai! Che fortuna!! Non è giusto!”.
  • “Fai i compiti delle vacanze?” – “No”, rispondo io.
  • “Ma anche i tuoi fratelli fanno scuola con te?”. Io rispondo: “Sì, facciamo tutti homeschooling”.
  • Qui arriva il pezzo forte: “Ma tu li fai i compiti????” a questo punto ci si può davvero concedere una risatina, perché oltre non si può aspettare. Rispondo: “No, non ce n’è bisogno”. “Ma che fortuna!!” mi dicono tutti e io mi crogiolo nella mia fortuna.

Queste sono all’incirca le domande che mi fanno tutti.

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A dire la verità, sarò anche fortunata ma, al contrario di quanto molta gente pensa, io non resto affatto tutto il giorno stesa sul divano a far niente. Anzi, spesso lavoro più io di loro!!
Io, ad esempio, leggo, scrivo, studio, disegno, cucino, suono il pianoforte, cucio, ballo e faccio un’infinità di altre cose praticamente tutto il giorno, ma non me ne accorgo perché mi piacciono, scelgo io di farle e le faccio quando voglio e come voglio.

La scuola, io l’ho provata sulla mia pelle. Non è brutta come molti dicono, ma il sistema scolastico è decisamente fatto male. Mi ricordo bene quando mi svegliavo alle 07:30 la mattina per incamminarmi nel freddo di gennaio, arrivavo a scuola, spesso mi prendevano in giro, lavoravo tutto il giorno, la maestra scriveva il programma del giorno, poi diceva: “Bene, oggi vi darò un’infarinatura generale di questo e di quello…”, poi tornavo a casa sfinita dopo una/due verifiche in un giorno, compiti fino alle dieci di sera, preparare lo zaino e la mattina tutto da capo, tutti i giorni tutto il giorno per 10 mesi l’anno.

Non era massacrante come pensano alcuni, a volte si facevano delle cose divertenti, ma ero diventata una bambina insicura, svogliata, che odiava studiare, che non leggeva più perché troppo stanca, una bambina che contava i giorni alla fine della settimana scolastica ed era nervosa e stressata per le verifiche e le interrogazioni.

Facendo homeschooling ho ritrovato me stessa, ho di nuovo le mie passioni, lavoro assiduamente e con piacere, anche più dei bambini a scuola, ma in modo molto più rilassato. Nonostante tutto andare a scuola per 6 mesi non è stato uno sbaglio: non ero più sicura di quale fosse la soluzione migliore per me, ho provato la scuola e ho liberamente scelto di tornare a fare scuola a casa, perché molto più adatta a me.

margherita

Sono contenta delle mie scelte e se tornassi indietro le rifarei senza pensarci due volte.

Sono sicura della mia vita e del mio futuro.

Quali sono le mie materie preferite? Italiano, Antologia, Storia, Arte e Storia dell’Arte. Adoro, in particolare, l’arte greca.

Che liceo farò? Il classico, probabilmente.

Mi voglio laureare? Certo che sì.

Che lavoro farò? La scrittrice, naturalmente.

Non ho ripensamenti e continuo serena la mia vita.

Dalle domande che mi pongono, però, si capisce che i bambini della mia età circa, ma anche più piccoli, pensano solo alla scuola. Involontariamente il loro pensiero è rivolto là, sempre. I bambini, già così piccoli, non hanno più idee loro: non fanno altro che seguire la massa, credendo di agire secondo la propria volontà. Infatti, questo effetto non è un caso: per lo Stato è molto più facile governare degli individui che non sono quasi più in grado di fare di testa loro, quindi li crescono fin da piccoli in maniera che seguano la maggioranza.
Facendo così, diventano docili e non si accorgono di essere controllati.

Perché è questa la verità: la scuola, nella maggior parte, controlla i bambini.

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