Mammoni? Non credo

Mammoni? Non credo

L'educazione parentale tutela e accresce la salute emotiva del bambino. La scienza dello sviluppo ha individuato nelle emozioni, nella propria percezione del se e dell'altro, il centro dell'apprendimento e del comportamento, compreso il benessere e lo  sviluppo della mente. I bambini hanno bisogno di avere un cuore tenero, in grado di essere facilmente toccato e commosso da ciò che li circonda. Quando i bambini non hanno una sana relazione con i propri genitori o sono prematuramente sottoposti ad una socializzazione forzata e continua che li porta ad un'interazione tra pari che spesso è dolorosa, essi decidono di nascondere la loro vulnerabilità,  desensibilizzandosi. E' come se perdessero i loro sentimenti, questo è vero sopratutto per quelli che sono più fragili.

I bambini educati a casa, grazie alla forte relazione che instaurano con le persone che si prendono cura di loro, hanno un cuore più vivo e compassionevole ed è quindi molto più probabile che essi possano realizzare, crescendo, il loro pieno potenziale come esseri umani.

Ciò che credo sia lo scopo principale dello sviluppo è, per i bambini, di diventare loro stessi, ovvero di saper vivere indipendentemente dagli attaccamenti del momento, conoscendo a fondo la propria mente e perseguendo i  propri obiettivi. Purtroppo l'interazione tra coetanei senza la presenza degli adulti, o con una controllo superficiale come avviene per esempio nelle scuole, schiaccia l'individualità e mina l'emergere di una vera personalità. Come Jean Jacque Rousseau scrisse più di 200 anni fa: la propria individuazione, il “conoscere se stessi”, richiede un lungo periodo di gestazione, in un contesto amorevole e in rapporto costante con il genitore. La personalità deve essere home-made (fatta in casa) ed è anche per questo che io non delegherei la crescita dei miei figli alle istituzioni.

La propria individualità cresce in un contesto di cura e attaccamento alla propria famiglia di origine. Se desideriamo che i nostri figli  realizzino il loro vero potenziale dobbiamo tenerli con noi fino a quando essi non sappiano camminare sicuri sulle proprie gambe rimanendo loro stessi nonostante il contesto nel quale si trovano.

Un bambino educato a casa che interagisce con i propri genitori, i fratelli e il proprio vicinato più che con i propri coetanei mostra self-confidence, rispetto per se stesso e autostima. Egli sa di far parte di un gruppo famiglia che necessita della sua presenza, che desidera la sua presenza e che dipende dalla sua presenza. Il risultato è un individuo indipendente, che dimostra un pensiero critico proprio e che non viene influenzato dalle opinioni dei coetanei.

  • Vinelena71

    Questo è famosa teoria di Neufeld? Peccato che in Italia non la conoscono e continuano ripetere che “lo stess di inserimento di asilo è insidpensabile per lo sviluppo” (come mi ha detto il Direttore Scolastico quando ho chiesto perché non mi permettono di stare primi giorni con bimbo)

  • http://www.controscuola.it Controscuola

    Certo, Neufeld ne parla. Stress necessario? ma per favore! Se stiamo dietro ai “consigli” degli addetti ai lavori continueremo ad avere pessimi risultati. Guardiamo semplicemente i giovani che questo modo di fare ha creato!!

  • Anonimo

    Girero’ questo articolo ,per il quale sono grato,a mia (ex)moglie nella speranza che possa toccare il suo cuore e la sua mente.

  • laras

    ti ringrazio per COME riesci a scrivere quello che senti e che sai e sperimenti ogni giorno, soprattutto in questo periodo le tue parole sono per me fonte di incoraggiamento e di conforto. leggo sempre i tuoi post, anche se raramente mi inserisco.

  • http://www.controscuola.it Controscuola

    Certo, non per tutti è una tragedia. Ma non è di questo che parla l’articolo, o almeno non solo. Penso che tu sappia che non sono molte le persone che come te mettono in prima linea il dialogo, la fiducia, ma sopratutto l’ascolto dei propri figli. Anche io ho fatto come te con il mio primo. In seguito ho deciso per quello che tu chiami “altro vivere” e lo sto costruendo piano piano. Grazie per il tuo commento!!

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    Anche le tue lo sono per me. Grazie.

  • Raffaella Albertazzi

    ….d’accordissimo! finalmente trovo conforto e condivisione di un pensiero che a volte sembra appartenere a pochissimi. Discostiamoci con coraggio da sentieri precostituiti.

  • http://www.controscuola.it Controscuola

    siamo sempre in numero maggiore a pensarla in questo modo!

  • Orsp

    Per tutti forse no. Ma se un bimbo piange e rifiuta, questo non vuole dire che “prova i limiti” o “fa capricci”, per lui puo essere una tragedia vera e propria.

  • http://www.lastanzettainglese.com/ La Stanzetta Inglese

    Perfettamente d’accordo. Alla fine si tratta solo di ascoltare i nostri bambini. E a proposito di pianto, la sai una cosa? Io non ho pianto quando mi hanno portato la prima volta all’asilo, ma ci stavo malissimo lì dentro e soffrivo in silenzio. Poi ci siamo trasferiti in campagna e non mi hanno mandata più all’asilo, e a volte penso: “se avessi proseguito con l’asilo avrei avuto meno problemi di socializzazione a scuola…”. Ma poi vado più a fondo e arrivo alla conclusione che tutti i miei piccoli drammi erano da attribuire all’ambiente familiare: avevo paura dei miei genitori, ero intimidita da loro. La scuola ha peggiorato il tutto, ma che scelta avevo? E scusate vado un po’ off topic,  ma Vinelena71 dicendo “prova i limiti” o “fa capricci” ha scatenato una serie di memorie ed emozioni in me: ieri sera ho visto su youtube una puntata americana di Supernanny e me ne sono andata a letto tristissima pensando a come la tata aveva trattato il povero bambino http://www.youtube.com/watch?v=xo5JvHdOxrU&feature=related … ma non è un comportamento da galera? – Graziana

  • Danielapalma75

    @lastanzettainglese mia figlia è andata all’asilo per sua richiesta a 4 anni compiuti senza piangere ne altro, anzi convintissima! poi s’è stufata e mi ha chiesto di non tornarci più….e quoto quanto scritto da Erika sui rapporti con il vicinato e sul non farsi trascinare dal gruppo/massa. in questo momento nonostante i suoi 6 anni è in grado di capire quando stare in gruppo e quando è meglio appartarsi senza drammi se qualcuno tenta di prevaricare gli altri…

  • http://www.curvedicrescita.com/ Tamara

    Ciao, ritengo fondamentale che l’inserimento al nido e a scuola avvenga per gradi e con il genitore.
    Quello che ti ha detto il Direttore scolastico è probabilmente riferito ai concetti introdotti dal pediatra Winnicott.
    Puoi leggere questo articolo: http://www.curvedicrescita.com/exec/article/2009/12/28/difficile-ruolo-madre

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