bullismo bambino

Esistono episodi di bullismo evidenti: il bambino che graffia e tira calci, la bambina che rompe i giocattoli altrui, o ancora l’adulto che ti taglia la strada con il suo 4X4. Questi sono lampanti esempi di abuso e prevaricazione intenzionali. Esistono però, anche una serie di atteggiamenti più o meno deliberati che hanno la medesima valenza e che portano alle medesime conseguenze. Possiamo definirlo bullismo coatto.

Questa condotta è da considerare bullismo poiché presenta un’asimmetria nella relazione (cioè uno squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce), l’impossibilità di difesa della vittima, una persistenza nel tempo e infine una crudele mancanza di empatia.
Bisogna smettere di stereotipare il bullismo, interpretandolo esclusivamente come la presa in giro del bambino obeso, gli insulti sui social, oppure le aggressioni fisiche tra le mura della scuola. Se s’indossa il paraocchi, non si riuscirà a vedere la matrice del bullismo. ll bullismo coatto, spesso una forma di bullismo iniziale, è un atteggiamento molto più subdolo e impercettibile del bullismo esplicito.

Commenti maligni, giudizi astiosi, scenate inaspettate e accanimenti spietati, spesso non sono nemmeno definiti atti di bullismo, eppure lo sono. In questi casi la società ama minimizzare, definendo il prevaricatore un “carattere particolare”, una ”testa calda”, o ancora una persona “severa”. Nel caso in cui i protagonisti siano giovani, si definisce il gesto “una ragazzata” oppure “una bravata”. Mentre, quando ad essere inopportuni sono degli esperti, come può avvenire nel campo medico oppure educativo, allora cala sulla faccenda un alone di magnificenza e accettazione quasi sacra.

Proprio questa forma di bullismo strisciante è da identificare immediatamente e isolare sul nascere. Bisogna ricordare che il passaggio da vittima a carnefice è comune, e che per arginare il problema bisogna innanzitutto estirparne la radice.

Facciamo qualche esempio di bullismo coatto:

  • Fare osservazioni apparentemente ironiche o divertenti, ma che lo sono solo per il bullo, mentre tutti i presenti le considerano offensive.
  • Dire a qualcuno che egli è inutile, oppure stupido o ancora un buono a nulla (NB molto comune nel rapporto genitore/figlio).
  • Offendere per sentirsi importanti.
  • Impedire agli altri di esprimere la propria opinione, specialmente se è in disaccordo con quella del bullo (NB i social rappresentano lo scenario ideale).
  • Avere l’ultima parola su qualsiasi argomento.
  • Mantenere il controllo delle persone offrendo ricompense, minacciando o ricattando. Questo è uno degli stratagemmi più diffusi.
  • Ricercare attenzione recitando la parte dell’offeso/a. Rendere drammatiche situazioni assolutamente normali, con il solo fine di porre l’attenzione su se stessi.
  • Toccare fisicamente qualcuno che non vuole essere toccato. Invadere la privacy dello spazio vitale altrui senza averne il permesso.
  • Sgridare o mettere in soggezione un individuo per aver fatto troppe domande, o per aver risposto a troppe domande (NB molto comune nell’ambiente scolastico).
  • Bollare un individuo come DSA, ADHD o altra disabilità per escluderlo dal gruppo, perché risulta troppo sveglio, troppo vitale o semplicemente diverso.
  • Escludere chi non si omologa (NB molto comune nell’ambiente scolastico/medico).
  • Comportarsi in maniera irresponsabile al fine di mantenere il controllo della situazione. Destabilizzare un gruppo unito, facendolo di proposito.
  • Accusare altri o trovare scuse per il proprio comportamento irresponsabile, e i propri errori.
  • Fare aspettare gli altri al fine di controllarli, essere ritardatari cronici.
  • Credere si essere sempre al centro dell’attenzione e avere il forte desiderio di essere sempre ammirati, diventando aggressivi e vendicativi quando questo non succede.
  • Lamentarsi per ottenere ciò che si desidera.
  • Perseguire una competitività esasperata: credere che la vita sia una passerella dove si è sempre sotto i riflettori.
  • Non permettere mai agli altri di essere al comando, impossibilità di delegare qualsiasi compito, perché ci si crede insostituibili (NB molto comune nell’ambiente lavorativo).
  • Essere egoisti: il leader bullo pensa prima di tutto a se stesso e poi al suo team (NB molto comune nell’ambiente lavorativo).

Il mondo violento in cui stiamo vivendo origina proprio da questi atteggiamenti considerati “normali”.

Da mamma homeschooler, che segue da vicino i propri figli, ho potuto notare che molto frequentemente proprio le figure adulte che gravitano attorno al mondo dei bambini presentano gli atteggiamenti tipici del bullo. Proprio perché questi individui hanno una certa posizione – possono essere coach, insegnanti, guide spirituali o ancora baby-sitter – essi si sentono in diritto di usare un linguaggio abusivo o scelgono di ignorare gli atti di bullismo del gruppo di cui sono responsabili. Così facendo si mostrano accondiscendenti e complici del sistema, tacitamente rafforzando l’idea che sia il più forte a vincere e lasciando la vittima senza speranza di essere ascoltata.

Di recente ho assistito a un atto di bullismo nei confronti di mio figlio di nove anni. Durante una gara di freccette organizzata da un centro estivo, un bullo gli ha tirato giù i pantaloncini, mostrando le sue parti intime. Il ragazzino in questione ha fatto poi lo stesso con un altro bambino, nel fragore delle risate del gruppo. Io ero poco distante e ho fatto in tempo a vedere solo il secondo episodio, mentre mio figlio camminava verso me con una rabbia esplosiva in corpo e gli occhi pieni di lacrime trattenute. Vi erano degli animatori adulti, due maschi, che hanno minimizzato l’accaduto lasciando impunito il bullo. Nonostante il mio evidente disappunto, uno dei due mi ha anche spronato a riderci sopra definendo l’atto una ragazzata. Basita e offesa mi sono resa conto che ero l’unica rimasta a difendere mio figlio. Vi assicuro che non è facile essere l’unico adulto vigile in certe occasioni e ovviamente i genitori di questi altri ragazzini non erano nelle vicinanze. Ho dovuto quindi personalmente parlare con il bulletto e spiegargli come il suo comportamento fosse stato irrispettoso e cattivo. Il ragazzino si è dimostrato sorpreso del mio pacifico intervento e sinceramente dispiaciuto per l’accaduto. Egli ha scelto in seguito, di sua spontanea volontà, di chiedere scusa a mio figlio.

Quando gli insegnanti si comportano da bulli.

Avere un docente che pratica bullismo è una sfortuna che capita a molti studenti e dal quale è complicato, se non impossibile, difendersi. Essendo l’insegnante la suprema autorità in classe, egli ha il totale controllo sull’esistenza dei propri alunni durante le ore di lezione (e spesso anche nel tempo libero attraverso i compiti a casa). Pochi bambini osano opporsi a questi abusi, e ancora meno confidano le angherie subite ai propri genitori, soprattutto quando il carnefice è l’insegnante. Le vittime non raccontano gli orrori subiti, proprio perché sentono la pressione del bullo-insegnante anche se egli non è presente. La paura di ripercussioni negative, nell’ambiente circoscritto della classe, è troppo forte per denunciare l’accaduto.

bullismo a scuola

I genitori possono provare a intercedere, ma il docente ha sempre il coltello dalla parte del manico. Del resto è l’insegnante a essere l’esperto, il professionista che ha ricevuto una formazione specifica, che ovviamente il genitore non può eguagliare. Il caso peggiora quando l’insegnante-bullo prende di mira un solo ragazzo, piuttosto che l’intera classe. Infatti, quando l’abuso è mirato, il docente può sempre giustificarsi dicendo che il problema risulta essere esclusivamente quello del singolo alunno, quindi un caso, poiché il gruppo classe non presenta problemi. Ciò ghettizza ulteriormente la vittima e mette sotto i riflettori la famiglia, colpevole di avere cresciuto un figlio anomalo (troppo debole, troppo protetto, troppo coccolato, troppo infantile, ecc). Il bullo in genere, non prova rispetto per nessuno, le sue tattiche destabilizzanti ne sono prova.

Solitamente presidi e dirigenti hanno le mani legate e non possono fare nulla contro l’insegnante-bullo, anche se sono consapevoli del suo deplorevole atteggiamento. Il sistema non è pro-studente, ma è appunto pro-sistema, e questi casi di bullismo vengono annoverati come malfunzionamenti a cui non esiste una soluzione efficace. L’unica soluzione possibile la può trovare la famiglia della vittima, procedendo con un cambio di classe o di scuola, oppure optando per l’educazione parentale

Mi ricordo ancora le umiliazioni subite da un mio compagno delle elementari che in seconda si è fatto la cacca addosso perché l’insegnante non lo aveva lasciato andare al bagno. Più volte accadeva che le maestre non ci lasciavano usare i servizi quando era necessario, e questo ragazzino, già vittima di bullismo perché portava gli occhiali ed era grassottello, ha subito così un affronto che lo ha etichettato per il resto del ciclo scolastico. Se chiudo gli occhi lo vedo ancora: con le lacrime e in totale imbarazzo, mentre la puzza si propagava per la classe, e l’insegnante lo sgridava per aver sporcato i pantaloni. Ero spaventata e mortificata per ciò che gli era accaduto, paralizzata e senza parole, avevo sei anni. Il sacchetto di plastica con gli abiti sporchi penzolava fuori dalla finestra dell’aula, mentre anche la bidella, chiamata per l’occasione, lo sgridava per non essersi trattenuto. Una vicenda terribile… Potete immaginare quale sia stato il suo nomignolo da quel giorno.

Bulli con il camice bianco.

Le stesse forme di manipolazione si possono riscontrare in ambito medico, dove specialista e paziente raramente si trovano sullo stesso livello. Un malato si può facilmente trovare in balia di medici senza scrupoli che usano la loro posizione per esercitare il proprio volere, preferendo gli interessi del sistema farmaceutico a quelli del paziente. La vittima in questo caso è ancora più vulnerabile dato il proprio stato di salute.

bullismo in ospedale

Posso portare numerose testimonianze di donne gravide che hanno subito forti pressioni da parte del personale medico durante quello che avrebbe dovuto essere uno dei momenti più sereni e importanti della loro vita: il parto. Proprio l’eccessiva medicalizzazione della gravidanza e del parto ha trasformato questi eventi assolutamente fisiologici, in eventi patologici, assoggettati ad una molteplicità di interventi medici, chirurgici e farmacologici, invasivi e spesso non necessari. Il bullismo da sala parto comprende il taglio della vagina, l’induzione del travaglio, le spinte sulla pancia, per finire con i tagli cesarei, il cui tasso si aggira intorno al 40%, con picchi del 50/60%, a fronte di un tasso del 10/15% previsto dalle indicazioni OMS.

Tra Homeschoolers ci sono bulli? Si, certamente, ma…

La scuola è un ambiente artificiale dove la legge naturale di causa-effetto non sussiste, in classe, sono sempre i bulli ad avere l’ultima parola. Il bullo rimane impunito perché il sistema premia il più veloce, il più forte e il più aggressivo, solitamente senza valutare come la vittoria sia stata acquisita e a discapito di chi. Molti osano chiamarlo un sistema sociale equo, ma è una trappola. L’educazione parentale, al contrario, è il mondo reale, dove ai bambini è permesso difendersi, dove si possono aiutare i più deboli e gli svantaggiati senza essere presi di mira, dove in definitiva si può scegliere liberamente se rimanere in una situazione o andare via. Nei gruppi di homeschoolers il bullo esiste, ma non vince mai e velocemente perde gli amici, se continua a dimostrarsi tale. E’ una questione di causa-effetto. Solitamente il bambino violento viene intercettato dal gruppo e, con o senza l’aiuto dei genitori, si risolve il problema seduta stante.

Sono stata testimone di una risoluzione immediata di un caso di bullismo da parte di alcuni homeschoolers. Cinque bambini con un’età compresa tra i sette e i dodici anni stavano costruendo un intero villaggio con la sabbia: torri, castelli, fiumi e colline. Mentre erano tutti collaborativi ed entusiasti, un altro ragazzino si divertiva a distruggere il lavoro svolto. Inizialmente il gruppo lo osservava tollerante. Al cadere di due torri è arrivato però, il primo ammonimento di smettere, da parte di uno dei bambini più grandi. Al terzo affronto gli hanno tolto la paletta e gli hanno intimato di smettere con fare deciso. Nessun genitore è dovuto intervenire. Il bullo ha capito il messaggio e si è allontanato. Dopo qualche tempo è tornato e ha chiesto di poter aiutare nel progetto. Acconsentendo, l’hanno avvertito che sarebbe stato osservato e che non avrebbe dovuto rovinare nulla.

La libertà di scelta gioca un ruolo fondamentale. A scuola è il bullo che vince, e i deboli si sentono miserabili, proprio perché sanno di non essere altrettanto grandi, forti, popolari o prepotenti. Se una vittima si ribella a un bullo e viene colto in fragrante dagli insegnanti può essere anche punita. La paura paralizza la vittima, in classe.

Nell’homeschooling i bambini hanno gli strumenti per difendersi. E’ permesso loro proteggersi e aiutarsi reciprocamente per osteggiare il bullo, e nel caso in cui la situazione non migliori i genitori hanno la libertà di lasciare il gruppo, senza dover chiedere nulla osta o documenti vari. Anche in questo caso, l’educazione parentale semplifica la vita.

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