Ritorna spesso nelle mie conversazioni con dei genitori il tema delle “regole” e del libero arbitrio. Molti si chiedono come io possa lasciare ai miei figli la libertà di vivere le loro giornate a loro piacimento senza essere preoccupata del loro futuro.

Di recente ci trovavamo in un museo con un gruppo di homeschoolers. Leggendo la didascalia alla base di una riproduzione di una donna greca alcuni si sono stupiti che essa non avesse pressoché alcuna autonomia: possedeva limitate capacità giuridiche e patrimoniali e viveva sempre sotto la tutela di qualcuno. Proprio in quell momento mi è venuta in mente la situazione di molti bambini i quali si ritrovano a vivere una vita in cui hanno pochi diritti. Accantoniamo per un istante i bambini disagiati o in gravi condizioni di sfruttamento, parliamo invece di quelli che vediamo ogni giorno al parco giochi o dal panettiere. La maggior parte di queste piccole persone non sa il perchè fa le cose che fa, oppure fa determinate cose perché “così fan tutti” o ancora perché “lo dice la mamma”. Non scelgono di andare a scuola, non scelgono cosa mangeranno alla mensa, non scelgono se rimanere a letto un’ora in più la mattina e non hanno nemmeno la possibilità di regalare le loro cose o distruggerle. La loro capacità decisionale, nella maggior parte dei casi, viene posticipata ad un futuro lontano: quello della maggiore età. Proprio l’altra sera ho sentito qualcuno dire “Fino ai 18 anni non devono aprire bocca, non si mette in discussione nulla qui, io sono il padre e decido io”.  Suona familiare?

Immaginatevi i volti increduli e a tratti sconvolti delle persone a cui racconto che io ho fiducia che i miei figli facciano le scelte migliori per la loro crescita e che quindi li lascio liberi. “In tutto?” – “Si, in tutto”, rispondo io, con un bel sorriso rassicurante.

Essi imparano ciò di cui hanno bisogno, mangiano ciò di cui hanno bisogno e fanno ciò di cui hanno bisogno. Questo non significa che io e mio marito siamo genitori assenti. Non significa che passiamo la giornata a farci i fatti nostri incuranti di ciò che accade tra le mura domestiche. Anzi, siamo molto più presenti di molti altri genitori che conosco. Il nostro compito di guide non viene meno, anzi viene valorizzato. Siamo in continuo ascolto e siamo sempre pronti a venire incontro alle richieste dei nostri figli. L’apprendimento avviene in maniera naturale e noi facciamo in modo che la loro vita sia sempre ricca e piena di occasioni per imparare. Leggevo l’altro giorno un paragone molto calzante.

Cos’è più facile: andare al ristorante e scegliere il vostro pranzo da un menu, oppure stare a casa a cucinare?

Certamente è più facile pranzare al ristorante dove l’azione di pianificare la spesa, la preparazione dello stesso e tutto il lavoro che sta nel mezzo viene fatto per voi, invece di dover voi stessi ideare una portata o trovare la ricetta, andare al negozio, cucinare e poi anche pulire. Ma cosa accade quando il menù non offre nulla di vostro gradimento? Immagino che sareste contenti se aveste un’altra possibilità di scelta… Ecco, i bambini liberi sono come cuochi nelle proprie case. Seguire i propri interessi è effettivamente molto più difficile di rimanere seduti al banco aspettando che la maestra dica a che pagina aprire il libro. Lo stesso vale per i genitori dei figli liberi che sono sempre alla ricerca di nuove opportunità di apprendimento per i propri figli, libri, film, documentari, gite, musei, ecc.

Mi domando quando arriverà il giorno in cui ci sorprenderemo leggendo una didascalia in un museo che racconta di quando i bambini non erano valorizzati appieno nelle loro scelte personali, di quando i bambini non avevano la totale fiducia dei loro familiari ed erano costretti a seguire un iter prestabilito perché…  qui ognuno può mettere la propria motivazione. 

 

 

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