Il blog di Controscuola
I racconti di una famiglia con 5 figli in istruzione parentale dal 2010.
Esperienze di homeschooling, unschooling, disintossicazione dal sistema e proposte di riforma dell'istruzione, in una società che richiede a gran voce il cambiamento dei paradigmi dell'educazione.

Autore: Erika Di Martino
•
8 febbraio 2026
Facendo homeschooling con i miei figli ho compreso una verità semplice e profonda: leggere insieme non è solo un’attività educativa. È un gesto d’amore. È tempo che rallenta, un rituale che unisce, una soglia aperta verso il mondo. Ogni volta che apriamo un libro, quello che accade non resta confinato alle parole stampate. Non è solo apprendimento. È relazione. È scoperta. È trasformazione reciproca. Quando si parla di lettura ad alta voce, spesso ci si concentra sui benefici più evidenti: l’arricchimento del linguaggio, la comprensione del testo, la memoria. Tutto vero. Ma fermarsi qui significa perdere di vista la funzione più antica e potente delle storie: aiutarci a orientarci nella complessità della vita. Le storie come bussola interiore Nella nostra famiglia, ogni libro condiviso diventa allo stesso tempo uno specchio e una finestra. Uno specchio, perché ci riconosciamo nelle paure, nei dubbi, negli errori dei personaggi. Una finestra, perché ci permette di affacciarci su mondi diversi, su prospettive nuove, sull’inaspettato. I bambini hanno bisogno di strumenti per interpretare ciò che vivono: per capire cosa ferisce e cosa cura, come affrontare l’esclusione, la paura, il tradimento. Ma questi strumenti non nascono da prediche o spiegazioni astratte. Nascono dall’esperienza emotiva, vissuta in un contesto sicuro. Le storie fanno esattamente questo: allenano all’empatia, al riconoscimento delle emozioni, alla comprensione dei legami umani. Non è solo una sensazione da genitore. Anche la ricerca lo conferma: l’ascolto regolare di storie ben narrate favorisce la capacità di mettersi nei panni degli altri. La narrativa funziona come una simulazione della realtà: un luogo protetto in cui sperimentare conflitti, scelte, gioie e paure senza subirne le conseguenze dirette. Una vera palestra emotiva e sociale. Le storie ci rendono più umani In un mondo rapido, individualista e iperstimolato, fermarsi a leggere insieme racconti che parlano di legami, ingiustizie, coraggio, amicizia è un atto profondamente controcorrente. È educare alla lentezza. Alla cura. All’ascolto. Quando leggo storie ai miei figli – anche a quelli più grandi – mi colpisce quanto la narrativa continui a insegnare, a qualsiasi età. I più piccoli entrano nei personaggi fiabeschi, diventano il lupo o il coniglietto timido. I più grandi colgono le sfumature psicologiche, riflettono sulle scelte morali, si interrogano sulle motivazioni profonde. Una storia diventa così uno spazio di allenamento per il pensiero critico. Non serve spiegare tutto. Spesso è più potente fare domande: “Tu cosa avresti fatto?” “Perché pensi che abbia mentito?” “Che alternative aveva?” In questo modo non insegniamo cosa pensare, ma come pensare. Insegniamo a stare nell’ambiguità, a tollerare l’incertezza, a restare in contatto con le emozioni senza la fretta di risolverle. La lettura condivisa come spazio di relazione C’è un aspetto della lettura che viene raramente nominato: il legame che si crea tra chi legge e chi ascolta. Leggere ad alta voce è presenza pura. È dire: “Sono qui. Ti vedo. Possiamo attraversare questa storia insieme.” Questo vale a tutte le età. Ricordo ancora quando mio figlio adolescente, dopo un racconto particolarmente intenso, mi disse: “Mi ha fatto pensare a una cosa che non ho mai raccontato a nessuno.” In quel momento, il libro non era solo un testo. Era diventato una chiave. Aveva aperto uno spazio di fiducia. Nella nostra quotidianità, la lettura non ha un solo momento fisso. A volte avviene la sera, altre dopo pranzo sotto una coperta sul divano, altre ancora in macchina, mentre aspettiamo qualcuno. Ogni momento può essere quello giusto. Non servono grandi classici o libri “importanti”. Anche una storia semplice può toccare corde profonde. Ciò che conta è che sia significativa per chi l’ascolta, in quel preciso momento della sua vita. Perché tutto questo è centrale nell’homeschooling Nell’educazione parentale, la lettura condivisa è un pilastro sia pedagogico che relazionale. Non c’è un programma imposto. Non c’è una lista obbligatoria di libri. Siamo noi a scegliere cosa leggere, quando e come. Questo è un grande privilegio. Ed è anche una grande responsabilità. Possiamo scegliere storie che : aprano domande invece di chiuderle mostrino la complessità, senza ridurre tutto a bianco o nero includano voci diverse, prospettive non eurocentriche, personaggi con vissuti profondi Possiamo fermarci, tornare indietro, rileggere una frase. Possiamo parlare senza l’ansia di “verificare la comprensione”. In un’epoca in cui i bambini vengono spinti sempre più precocemente verso schermi, social e gratificazione immediata, ritagliarsi uno spazio per leggere insieme è una scelta intenzionale. Una scelta educativa. Una scelta di cura. Non importa se tuo figlio ha 3, 10 o 16 anni. Esiste sempre una storia capace di toccarlo. Forse non lo dirà subito. Ma resterà lì, come un seme che lavora in silenzio. Perché non si tratta solo di “far amare i libri”. Si tratta di vivere le storie come strumenti per comprendere il mondo, gli altri e sé stessi. E ora tocca a te Quali storie hanno lasciato un segno nella vostra famiglia? C’è un libro che ha aperto una conversazione profonda con tuo figlio? Hai mai visto una storia cambiare uno sguardo o un atteggiamento? Che tipo di protagonisti cercano i tuoi figli nei libri? Quanto spazio ha oggi la lettura condivisa nella vostra routine? Se ti va, raccontami la vostra esperienza. I tuoi spunti possono aiutare altri genitori a riscoprire il potere silenzioso delle storie. Non servono formule. Serve presenza. E un libro tra le mani.

Autore: Erika Di Martino
•
6 febbraio 2026
Facendo homeschooling con i miei figli ho capito una cosa: spesso i genitori, con tutta l’amore, la buona volontà e la volontà di dare il meglio si aggrappano al libro come se fosse la risposta, il certificato di successo. “Se ha il libro, allora studia, allora va bene”, ma ho visto anche quanto questo atteggiamento possa diventare una costrizione, un limite, una freccia puntata verso l’obiettivo sbagliato. Sempre più genitori si stanno accorgendo che qualcosa non torna: il figlio ha il libro, magari anche le ottime pagine segnate, ma manca l’esplorazione, l’emozione, l’applicazione, la relazione. Questo articolo non vuole demonizzare il libro, nemmeno per un attimo, ma ricordare che la scuola tradizionale lo ha elevato a protagonista, mentre l’apprendimento è molto più ampio. I libri saranno sempre importanti. Non scompariranno a breve e la capacità di leggere e ragionare attraverso un libro è una competenza altamente valorizzata per una ragione, ma forse l'incapacità di digerire i libri “correttamente” non è proprio il segnale di morte della civiltà che alcuni accademici stanno proclamando. Potrebbe invece essere l’indicatore di un mondo nuovo, più coraggioso, in cui la scrittura e i libri mantengono il loro spazio, ma in cui la narrazione orale, visiva e relazionale riceve finalmente il suo giusto riconoscimento. A volte dobbiamo fallire per scoprire cosa ci appassiona davvero. Forse non tutto è perduto per questi studenti. Forse è l'inizio di una nuova storia. Le storie cambiano la vita Le storie, però, possono cambiare la vita. È vero che i libri, soprattutto i classici, hanno avuto un ruolo cruciale nel percorso di singole vite, nello sviluppo delle civiltà e nella trasmissione della storia. Tuttavia, per la maggior parte della storia dell’umanità, le persone hanno vissuto vite altamente produttive, piene e spesso profondamente significative senza mai prendere in mano un libro. Questo semplice fatto dovrebbe ricordarci (e a chiunque lotti con un certo "biblio-elitismo") che i libri hanno il loro posto, che non è il centro dell’universo. Possono anche essere ai margini, o addirittura inesistenti per alcune persone e va bene così. Sapete, ci sono momenti che rispondono a domande profonde senza che ce ne rendiamo conto subito. Avevo in mente da giorni questa riflessione: “Cos’è davvero l’apprendimento autentico?” Così ho deciso di organizzare un’uscita con i miei figli. Non una lezione, non un laboratorio didattico, solo un’esperienza. Siamo andati a visitare un borgo con una vecchia ferrovia e rievocazioni storiche, pensavo potesse essere interessante. Durante il giro sul trenino, la guida raccontava storie della Resistenza, della vita quotidiana durante la guerra, di scelte coraggiose fatte da persone comuni. Io ero affascinata, ma i bambini erano silenziosi. Per un attimo ho pensato: “Forse non stanno capendo, forse si stanno annoiando”, ma poi, durante una pausa, hanno cominciato a parlare. Hanno ricordato ogni dettaglio, discusso, fatto domande profonde. Hanno immaginato cosa avrebbero fatto loro in certe situazioni, riflettuto su libertà, paura, coraggio. Questo è apprendimento vero. Non era la lezione frontale, non era un libro di testo. Era la vita. Era la connessione emotiva, la curiosità accesa. Era il contesto che dava senso alle informazioni. E allora mi sono detta : dobbiamo smettere di pensare che imparare significhi solo leggere un libro o seguire un programma. L’apprendimento è ovunque, quando le esperienze parlano, quando le emozioni si attivano, quando i bambini vivono davvero ciò che imparano. Questo non vuol dire che i libri non siano importanti, ma non bastano. Serve molto di più. Serve realtà, serve coinvolgimento. Serve vita.Come coltivare uno stile di vita basato sull’apprendimento Ci sono azioni concrete da fare: Ridefinisci l’idea di scuola – La scuola non è un edificio, una scrivania con un libro, un esercizio di matematica. È un atteggiamento mentale. I veri pensatori vivono nella domanda, non nella risposta. Mantieni semplice il ritmo quotidiano – Meno è meglio. Devi fare spazio all’apprendimento spontaneo. Concentrati sulle basi – Lettura e matematica. Tutto il resto può essere guidato dall’interesse. Impara in modo autentico – Libri sì, ma anche vita vissuta. Come mai ancora poche famiglie partecipano agli eventi in presenza? Dai libertà di scelta – La passione è il motore più potente. Imparate cose che contano – La vita reale è la vera scuola. Un ragazzo appassionato di cavalli non ha bisogno di essere forzato a leggere enciclopedie su dinosauri. Lasciagli scegliere. Accompagna la sua passione con risorse, incontri, libri se vuole, esperienze vere. Il desiderio di sapere crescerà in modo naturale. Un genitore libero da schemi scolastici imposti può coltivare una scuola di vita: dove si legge, sì, ma si costruisce, si cucina, si parla, si esplora, si crea. Come scrive Peter Gray in Free to Learn: “I bambini sono progettati dalla natura per imparare. E imparano meglio quando lo fanno liberamente.” Una vita fatta di domande, di esperienze autentiche, di relazioni vere, vale più di mille pagine sottolineate a memoria.

Autore: Erika Di Martino
•
5 febbraio 2026
Lettura, sviluppo, identità e fiducia nel percorso di homeschooling Ci sono frasi che i bambini pronunciano quasi distrattamente e che, invece, negli adulti aprono un vuoto. Non perché siano allarmanti in sé, ma perché toccano una paura profonda, spesso già presente ma mai nominata. «Io non leggo… ma tutti gli altri sì.» Questa frase viene spesso interpretata come un problema di apprendimento. In realtà, è prima di tutto una frase identitaria. Non parla solo di lettura. Parla di confronto, di appartenenza, di percezione di sé dentro un mondo che misura, classifica, anticipa e per questo non può essere affrontato come si affronta una difficoltà didattica. Va ascoltata come si ascolta una domanda esistenziale. La lettura come simbolo, non come causa Quando un bambino dice di non leggere “come gli altri”, non sta chiedendo un metodo migliore. Sta cercando di capire se il suo modo di crescere è legittimo. Nel nostro immaginario collettivo la lettura è diventata una sorta di spartiacque: chi legge “in tempo” è competente, chi non lo fa rischia di essere etichettato come indietro, fragile, problematico. Questo carico simbolico non nasce dai bambini, ma dagli adulti e dal sistema che li circonda. Il bambino lo assorbe e inizia a guardarsi con gli occhi del confronto. Per questo, quando rispondiamo immediatamente con esercizi, rassicurazioni affrettate o spiegazioni tecniche, rischiamo di mancare il punto. In quel momento il bisogno primario non è cognitivo, ma relazionale: sapere se il legame con l’adulto è salvo, indipendentemente dalla prestazione. Tempi scolastici e tempi di sviluppo: due logiche diverse Uno dei nodi centrali di questo tema è la confusione tra tempi organizzativi e tempi biologici. I tempi scolastici servono a gestire gruppi, programmi, verifiche. Sono necessari a un’istituzione, ma non descrivono il funzionamento reale del cervello umano. Il neurosviluppo non procede per scadenze lineari: procede per maturazioni, accelerazioni improvvise, fasi silenziose, salti qualitativi. In homeschooling questa discrepanza emerge con forza, soprattutto in presenza di bambini dislessici, neurodivergenti, bilingui, altamente sensibili o molto creativi. In questi casi la lettura può arrivare più tardi, ma spesso arriva con basi più solide, perché non è stata associata alla pressione o al fallimento. La domanda educativa corretta non è “quando leggerà”, ma che tipo di lettore diventerà. Un lettore precoce ma ansioso, o un lettore più tardivo ma libero? Apprendere non coincide con decodificare Un altro errore diffuso è sovrapporre la lettura all’apprendimento in senso ampio. Ma leggere è una tecnica complessa che coinvolge specifiche funzioni cognitive; imparare, invece, è un processo molto più vasto. Un bambino che non legge in autonomia può comunque comprendere storie articolate ascoltandole, usare un linguaggio ricco, fare collegamenti profondi, costruire ragionamenti complessi, sviluppare pensiero critico e immaginazione. In molti bambini che leggono più tardi, la comprensione precede la decodifica: il significato arriva prima del codice. Questo non è un deficit, è una traiettoria diversa. Quando proteggiamo il pensiero, la tecnica ha spazio per emergere. Quando sacrifichiamo il pensiero alla tecnica, impoveriamo entrambi.

Autore: Erika Di Martino
•
2 gennaio 2026
Con l’inizio di un nuovo anno , in molte famiglie e in molti ragazzi riaffiora una sensazione familiare: la spinta a migliorare, a diventare più regolari, a “rimettere a posto le cose”. Questo bisogno attraversa lo studio, l’organizzazione delle giornate, le scelte educative, ma anche il modo in cui adulti e giovani si percepiscono e si giudicano. La partenza è spesso carica di slancio. Buoni propositi, programmi chiari, aspettative alte. Poi, dopo qualche settimana, l’energia iniziale si affievolisce. Non per mancanza di volontà, ma perché il cambiamento viene costruito su un presupposto fragile: l’idea che la vita proceda in modo ordinato, lineare, sempre sostenuta dalla motivazione. In realtà, le giornate sono fatte di discontinuità, stanchezza, imprevisti, oscillazioni emotive. E ogni percorso che ignora questo dato prima o poi si incrina. In ambito educativo, uno degli errori più frequenti è progettare tutto sui giorni “buoni”: quelli in cui la concentrazione è alta, l’umore stabile, l’energia disponibile. Ma l’apprendimento non si consolida nei momenti eccezionali. Si costruisce nei giorni normali. È lì che un percorso dimostra se può davvero durare nel tempo. Per questo diventa essenziale distinguere tra ciò che sarebbe ideale fare e ciò che è concretamente sostenibile. Ogni progetto educativo ha bisogno di un punto di base, un livello minimo chiaro e non negoziabile: non il massimo sforzo possibile, ma il minimo che consente di andare avanti senza interrompersi. Quando questo livello è definito, non si vive più ogni difficoltà come una caduta. Si resta nel processo. E ciò che non si interrompe, nel tempo, produce risultati. Ridurre il minimo non significa rinunciare all’ambizione. Significa aumentare la possibilità di continuità. Ed è la continuità, molto più dell’intensità, a rendere l’apprendimento reale e duraturo.

Autore: Erika Di Martino
•
10 dicembre 2025
Siamo rientrati da poco da tre giornate intense trascorse a Nepi, un luogo che ogni volta ci sorprende per la sua capacità di accogliere e trasformare. Immersi nel paesaggio silenzioso e verde della provincia di Viterbo, abbiamo vissuto un’esperienza che va ben oltre quella che solitamente si immagina quando si parla di una semplice gita. L’ampiezza degli spazi, la quiete del paesaggio e la presenza discreta della natura hanno fatto da sfondo a un percorso educativo profondo, vissuto da un gruppo di bambini e ragazzi dai sette ai diciassette anni. In questo ambiente, reso ancora più speciale dal lavoro attento del team EDUpar e della Fondazione Libera Schola, ciascun partecipante ha trovato un ritmo più lento, un ascolto diverso, un modo nuovo di stare con gli altri e con se stesso. Uno degli elementi che ha contribuito maggiormente al successo di questi giorni è stata la natura, che a Nepi si presenta nella sua forma più autentica. Non c’è bisogno di spiegare troppo quando il contesto parla da solo: gli animali che si muovono liberamente, i suoni del bosco, la luce che cambia durante la giornata. I pony che si avvicinavano senza fretta, gli alpaca curiosi, gli asini tranquilli e persino l’imponente struzzo hanno offerto ai ragazzi un tipo di incontro che non si può riprodurre in un ambiente più artificiale. La natura invita all’osservazione senza giudizio, all’ascolto, a un contatto immediato che molti partecipanti hanno descritto come rilassante e “vero”. In un’epoca in cui è difficile trovare momenti privi di stimoli digitali o pressioni esterne, queste sensazioni hanno rappresentato una forma di respiro profondo, un ritorno a qualcosa di semplice ma essenziale. Dentro questa cornice abbiamo costruito un percorso educativo che non si limitava a proporre attività, ma cercava di intrecciarle alle emozioni, al corpo, alla comunicazione e alla dimensione relazionale. Il nostro metodo parte dall’idea che ogni persona abbia tempi, sensibilità e modalità di apprendimento differenti; per questo la nostra attenzione è sempre quella di offrire uno spazio dove essere se stessi diventi possibile, senza dover aderire a modelli prestabiliti. Molti ragazzi sono arrivati con un po’ di timidezza, qualcun altro con un’energia incontenibile, altri ancora portando con sé fragilità che spesso, nella quotidianità, non trovano luoghi in cui essere accolte. In questi tre giorni, invece, l’obiettivo non era “fare bene”, ma esserci davvero, lasciarsi coinvolgere senza timore del giudizio. Un aspetto molto significativo è stato il lavoro sulla comunicazione, intesa non solo come parlare davanti a un gruppo, ma come modo complessivo di abitare il proprio corpo. Nei laboratori di public speaking, i ragazzi hanno sperimentato l’uso della voce, della postura, dello sguardo e del movimento nello spazio. Osservare i cambiamenti è stato sorprendente: chi era timido ha trovato il coraggio di esporsi, chi tendeva a parlare troppo velocemente ha scoperto la potenza della pausa, chi credeva di non essere capace ha vissuto momenti di inaspettata sicurezza. Quando il gruppo diventa un luogo sicuro, privo di pressione e giudizio, si aprono possibilità che altrove restano nascoste. Abbiamo visto corpi che si rilassavano, voci che si rafforzavano, sguardi che finalmente si alzavano. In parallelo, abbiamo dedicato tempo alla scoperta di sé. Attraverso attività semplici ma profonde, i ragazzi hanno esplorato i propri valori, le emozioni che spesso restano in secondo piano, le paure ricorrenti e le forze interiori che li sostengono nei momenti difficili. Le conversazioni nate spontaneamente hanno mostrato una maturità sorprendente, sia nei più piccoli, capaci di esprimere pensieri complessi con parole disarmanti, sia negli adolescenti, che hanno portato sfumature, dubbi e riflessioni molto sincere. A quell’età, conoscersi è un cammino confuso e in continua evoluzione, e avere uno spazio protetto in cui fermarsi a guardarsi dentro è un regalo raro. L’arte ha accompagnato questo processo come un linguaggio parallelo. Tra mosaici, pittura e materiali naturali, i partecipanti hanno potuto esprimersi senza dover trovare la parola giusta. Non abbiamo mai chiesto “bellezza”, ma autenticità, e la creatività non ha tardato a mostrarsi. Molti lavori raccontavano qualcosa che difficilmente sarebbe emerso in una conversazione diretta: desideri, emozioni trattenute, intuizioni improvvise. I più introversi hanno trovato una via per comunicare senza parlare, mentre chi solitamente è impulsivo ha scoperto la calma del creare.

Autore: Erika Di Martino
•
4 novembre 2025
Negli ultimi giorni, una vicenda silenziosa e apparentemente marginale ha riacceso il dibattito sulla libertà educativa e sull’homeschooling in Italia . Una famiglia straniera, residente nei boschi abruzzesi vicino a Palmoli, vive in modo semplice e autosufficiente, immersa nella natura, con tre figli che ricevono un’educazione familiare invece che scolastica. Nessun reato, nessuna violenza, nessuna trascuratezza. Eppure, la Procura dei Minori ha aperto un’indagine. Perché? Perché quella famiglia non rientra nei parametri della “normalità” che la società ha costruito intorno a sé. E questo, oggi, basta per destare sospetto. Ma cosa significa davvero “normalità”? E chi stabilisce cosa sia giusto o sbagliato per una famiglia che sceglie di vivere in modo diverso? Ogni volta che qualcuno sceglie un percorso fuori dagli schemi — più lento, più sobrio, più autentico — la reazione collettiva è quasi sempre la stessa: diffidenza, giudizio, inquietudine. I giornali parlano di “bambini senza scuola”, “famiglie isolate”, “case senza elettricità”, ma raramente raccontano la sostanza. Perché la verità è semplice e scomoda: non è la precarietà a spaventare, è la libertà . La libertà di non delegare, di educare senza intermediazioni, di vivere secondo principi diversi da quelli del consumo e della produttività. È questa libertà che disturba, perché sfugge al controllo. E allora lo Stato, invece di accompagnare, indaga. Invece di ascoltare, diffida. Non si chiede “come posso comprendere?”, ma “come posso fermarli?”. È il riflesso di una cultura che ha smesso di fidarsi dei cittadini e che fatica a concepire che il bene dei figli possa nascere anche al di fuori delle istituzioni. Fare istruzione parentale non significa abbandonare i propri figli, ma esserci in modo profondo, quotidiano, costante. Significa trasformare la vita in un percorso educativo continuo, dove ogni gesto diventa apprendimento e ogni relazione occasione di crescita. Educare in casa non è un rifiuto del sapere, ma un modo diverso di coltivarlo. Tuttavia, basta un singolo caso anomalo, un articolo impreciso o una scelta fuori dal comune per gettare ombra su migliaia di famiglie che praticano homeschooling in modo serio, trasparente e responsabile . Come se la libertà educativa fosse accettabile solo quando non disturba. Ma se una libertà non può disturbare, è davvero libertà? La Costituzione italiana , all’articolo 30, è inequivocabile: “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli”. Lo Stato ha il compito di garantire questo diritto, non di sostituirsi ai genitori. Eppure, sempre più spesso, accade il contrario: famiglie costrette a giustificare ogni scelta, genitori convocati e valutati, stili di vita giudicati più che compresi. La scuola, da strumento, è diventata metro di misura. E quando l’uniformità viene scambiata per sicurezza, ogni forma di diversità educativa diventa sospetta. Ma la diversità non è pericolosa: è vitale. È ciò che tiene viva una società. Proprio per questo oggi, più che mai, serve consapevolezza. Serve conoscenza reale. Troppe famiglie, italiane e straniere, si avvicinano all’ educazione parentale spinte da un desiderio sincero di libertà, ma senza conoscere fino in fondo i propri diritti e doveri . E questo può trasformarsi in fragilità. La libertà educativa è un diritto costituzionale, ma richiede preparazione, attenzione e capacità di muoversi con lucidità dentro un sistema che — inutile negarlo — non è ancora pronto a comprenderla pienamente. Ci sono famiglie che affrontano questo percorso con grande rigore, come quella di Palmoli, che segue le procedure, comunica con le istituzioni e dimostra attenzione in ogni aspetto, ma non tutti lo fanno. E in un contesto in cui il pregiudizio è sempre dietro l’angolo, serve prudenza comunicativa e intelligenza strategica . Non si tratta di nascondersi, ma di scegliere con cura i contesti, le parole, i toni. Parlare di homeschooling o di autosufficienza con leggerezza, in un ambiente che non conosce o non comprende, può generare fraintendimenti pericolosi. Raccontare la propria libertà educativa richiede competenza, sensibilità e capacità di tradurre ciò che per noi è naturale in un linguaggio che gli altri possano capire. Questo non è conformismo: è lucidità. È la consapevolezza che la libertà, per essere rispettata, deve anche essere compresa. Ed è per questo che diventa fondamentale costruire reti di sostegno, dialogo e tutela , come quelle promosse da EDUpar e Fondazione Libera Schola , che accompagnano le famiglie nella conoscenza delle norme, nella gestione del rapporto con i Comuni e le scuole, e nella narrazione della propria scelta. Perché in Italia non basta sapere di essere nel giusto: bisogna anche saperlo dimostrare, con documenti, parole e comportamenti coerenti. I veri pericoli, del resto, non vivono nei boschi. Sono nelle città, nelle scuole sovraffollate, nei ragazzi soli davanti agli schermi, negli adulti distratti che non ascoltano . Lì si nasconde la vera trascuratezza. Non in chi sceglie la lentezza, la relazione, la coerenza. Il problema non è chi vive in modo alternativo, ma un sistema che ha smesso di fidarsi dei genitori, che preferisce controllare invece di comprendere, che teme ciò che non sa classificare. Se la libertà educativa è reale, deve poter esistere anche fuori dal consenso. La famiglia non è un’appendice dello Stato, ma il suo fondamento. Le famiglie homeschooler non chiedono privilegi: chiedono rispetto. Non vogliono sottrarsi, vogliono partecipare. Vogliono che la diversità non sia più percepita come minaccia, ma riconosciuta come ricchezza. Perché educare in libertà — anche con errori, tentativi e imperfezioni — significa costruire un futuro più umano, più consapevole e più vero. E allora, forse, il vero passo avanti sarà quando smetteremo di chiederci come fermare chi è diverso e inizieremo a chiederci cosa possiamo imparare da chi ha avuto il coraggio di esserlo. E tu? Hai mai sentito il peso di doverti giustificare per una scelta che nasce dall’amore e non dalla ribellione? Ti sei mai chiesto dove finisce la libertà e dove comincia il controllo? Forse la risposta non sta nei tribunali né nei giornali, ma nella fiducia reciproca, nella capacità di vedere oltre gli schemi e nel coraggio di educare con il cuore.

16 agosto 2023
Scopri come creare un ritmo quotidiano, un piano settimanale diversificato e una tela mensile di apprendimento nell'istruzione parentale. Favorisci l'autonomia e nutri l'amore per l'apprendimento dei tuoi figli. Scarica la guida gratuita sulla gestione del tempo nell'homeschoolilng per un viaggio educativo gratificante e ben organizzato."

Autore: Matteo Curto
•
20 agosto 2021
Come ogni anno, da quando la riforma della “Buona Scuola” ha introdotto gli esami annuali per Homeschoolers, abbiamo realizzato il Sondaggio Esami. In questi ultimi mesi, abbiamo ricevuto più di 400 adesioni al questionario, e nell’infografica potrete leggere l’informativa relativa alle risposte. Gli Homeschoolers che hanno sostenuto la Licenza Media, hanno nella maggior parte dei […]
L'articolo Risultati Sondaggio Esami Idoneità sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
11 luglio 2021
EDUpar aumenta i propri canali di sostegno alle famiglie, mentre EDUlearn conferma e arricchisce il proprio supporto online dal vivo per Homeschoolers e scolarizzati, sia al mattino che al pomeriggio. Lontane anni luce dalla DAD e tutto ciò che è lezione frontale noiosa, queste sessioni saranno ricche di divertimento, collaborazione e utilizzo della lingua inglese.

Autore: Matteo Curto
•
27 dicembre 2020
Il progetto editoriale dei ragazzi Homeschoolers attivi sul Network di Edupar.it è in continua evoluzione! Ecco sfornato il Settimo numero della Gazzetta dell’Homeschooler, pronto per essere letto e apprezzato. Iragazzi hanno mostrato grande impegno e puntualità, ed hanno saputo rispettare le scadenze che si sono posti. Questo significa conoscere le proprie priorità e saper organizzare […]
L'articolo La Gazzetta dell’Homeschooler #7 sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
1 maggio 2020
Molte persone si chiedono cosa significhi fare homeschooling, come organizzarsi, quali materiali utilizzare e quanto tempo dedicarvi. E’ molto difficile dare una risposta sotto forma di “ricetta” che possa funzionare per tutti allo stesso modo. Questo accade perché siamo esseri unici e ciascuno di noi ha le proprie peculiarità. Inoltre, le dinamiche tra familiari e […]
L'articolo Homeschooling: On Top of The Virus sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
23 ottobre 2019
Almeno una volta nella vostra vita avrete sentito parlare di homeschool… ma di cosa si tratta davvero? L’educazione parentale è l’istruzione impartita dai genitori o da altre persone scelte dalla famiglia ai propri figli per motivazioni di natura religiosa, linguistica, di salute, oppure semplicemente perché si vuole dare ai propri figli un’educazione personalizzata che soddisfi le […]
L'articolo Studiare presso la scuola della Natura, quali sono i benefici e come fare per accedervi sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
4 settembre 2019
Il progetto editoriale dei ragazzi Homeschoolers attivi sul Network di Edupar.it è in continua evoluzione! Ecco sfornato il secondo numero della Gazzetta dell’Homeschooler, pronto per essere letto e apprezzato. Nonostante i vari impegni estivi e le trasferte per le vacanze, i ragazzi hanno mostrato grande impegno e puntualità, ed hanno saputo rispettare le scadenze che […]
L'articolo La Gazzetta dell’Homeschooler #2 sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
29 luglio 2019
Spesso noi genitori Homeschooler dichiariamo che la flessibilità di questa scelta educativa sia uno dei benefici più grandi. Dovremmo quindi essere disposti a trasmettere questa beneamata flessibilità ai nostri figli, nel quotidiano. Ovviamente ogni famiglia ha degli impegni imprescindibili, ma, solitamente, si può trovare lo spazio per dare ai bambini la libertà di prendere alcune […]
L'articolo Sette Modi per Stimolare la Crescita sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
9 luglio 2019
Un gruppo di giovani Homeschoolers, in collaborazione con il Network Nazionale Edupar.it, ha prodotto il primo giornale 100% HS: La Gazzetta dell’Homeschooler Nata da un’idea di Mariasole, Homeschooler di 12 anni residente a Matera, la Gazzetta ha visto collaborare bambini di tutte le età, con lo scopo di creare questo notevole prodotto editoriale. La Gazzetta […]
L'articolo Il Giornalino degli Homeschoolers sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
5 luglio 2019
Siamo tutti alle prese con il sole, il divertimento estivo, le ore passate spensierate con gli amici, ma sappiamo bene che è proprio questo il momento giusto per pianificare il nostro prossimo anno di Homeschooling, in modo da arrivare organizzati a Settembre. Ho pensato di regalarvi una ricetta, ben testata dai nostri 10 anni di […]
L'articolo Ricetta per un Anno di Homeschooling sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
27 giugno 2019
Sondaggio Esami di Idoneità e di Stato Homeschoolers 2019 Il presente sondaggio, in forma anonima, è uno strumento per comprendere meglio in quale situazione si trovino gli Homeschoolers italiani dopo l’introduzione dell’obbligo di esame annuale.
E’ il secondo sondaggio di questo tipo, l’anno scorso hanno partecipato circa 500 famiglie. A questo link potete visionare i […]
L'articolo Sondaggio Esami 2019 sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
23 gennaio 2019
Buongiorno Homeschoolers! Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. Quest’anno a Milano, verranno poste trenta nuove pietre d’inciampo sulle strade. Sono nuovi ricordi di deportati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti in un particolare ‘museo della memoria’ a cielo […]
L'articolo Giorno della Memoria 2019 sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
21 novembre 2018
Di cosa si tratta? L’espressione e-learning indica un’innovativa tecnica di apprendimento on line che sfrutta le potenzialità offerte dal web e dalle tecnologie multimediali al fine di facilitare l’apprendimento, ottimizzando al tempo stesso le risorse e i tempi necessari alla formazione. E’ una modalità ideale per chi fa Homeschooling, e il Network Nazionale Educazione Parentale si è […]
L'articolo E-learning & Homeschooling un connubio vincente! sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
1 novembre 2018
“La prima finalità dell’insegnamento è stata formulata da Montaigne: è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena”. Cosa significa una testa ben “piena” è chiaro; è una testa nella quale il sapere è accumulato, ammucchiato, e non dispone di un principio di selezione e di organizzazione che gli dia senso”. Una testa […]
L'articolo Cosa è il pensiero critico? sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
13 agosto 2018
Il Network di Edupar.org, attivo dal 2012 al servizio degli Homeschoolers, ha lanciato negli scorsi mesi un sondaggio relativo al primo anno di esami obbligatori, in questo articolo pubblichiamo le risposte delle 549 famiglie che hanno condiviso le loro impressioni ed esperienze. Innanzitutto, si può affermare che la maggior parte degli Homeschoolers hanno un approccio […]
L'articolo Risultato Sondaggio Esami Homeschooling 2018 sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
2 luglio 2018
Al parco giochi del quartiere ascolto i genitori che raccontano le proprie vicissitudini con i figli, quasi fosse un rito di passaggio: “L’ho chiuso in camera, gli ho tolto la televisione e i dolci, non la faccio uscire per una settimana, la obbligo a studiare tutto il weekend senza vedere gli amici”. Comprendo la difficoltà […]
L'articolo Educare senza punire sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
25 giugno 2018
Quando si sente di parlare di Homeschooling per la prima volta, ciò che viene in mente è una replica dell’attività di classe a casa. Una mamma nelle vesti della maestra che allinea i propri figli in cucina e, alle 8.30 del mattino, inizia a spiegare la lezione, mestolo alla mano. Italiano, storia e geografia. Dopo […]
L'articolo Quante ore al giorno per fare Homeschooling? sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
18 giugno 2018
La cultura dominante composta dai media, dal gruppo dei pari, e talvolta anche dai genitori, spingono i bambini a crescere più velocemente di quello che dovrebbero. L’infanzia è caratterizzata dall’innocenza, dall’immaginazione e dal gioco. Purtroppo, queste tre connotazioni vengono emarginate da una società ossessionata dai reality TV, dalla produttività esasperata e da una sessualizzazione precoce. […]
L'articolo Infanzia Autentica sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
11 giugno 2018
Ho letto innumerevoli articoli su come gestire casa, figli e lavoro, e mi sono sempre domandata: “Cosa consiglierebbero a chi aggiunge l’Homeschooling a questa lista di doveri?” L’Homeschooling, o Educazione Parentale, è la scelta di istruire i propri figli al di fuori dal sistema scolastico tradizionale. In Italia, come in molti altri Paesi, è una […]
L'articolo Homeschooling: come rimanere a galla sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
4 giugno 2018
Gli Invalsi non mollano: ogni anno assistiamo a questo rituale, reso ora obbligatorio per chi affronta la licenza media, somministrato (come se fosse un vaccino) a tutti gli altri, anche nelle scuole superiori. Come ogni anno si è aperto il dibattito tra chi li ritiene indispensabili e chi invece organizza scioperi e boicottaggi. E io […]
L'articolo Educazione Senza Voti sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
23 maggio 2018
Una delle caratteristiche della scuola tradizionale che aborro è la segregazione per età. Oggi non accade solo nelle classi di vedere bambini etichettati per anno, purtroppo, sempre più spesso le attività pomeridiane extra curricolari sono ugualmente basate su questa assurda divisione a gruppi. E’ una pratica deleteria visto che impedisce ai bambini di apprendere reciprocamente […]
L'articolo Apprendimento oltre l’età sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
23 agosto 2017
Le gite Travelschooling Italia hanno come obiettivo quello di creare un momento di condivisione per gli homeschoolers nostrani, offrendo la possibilità di scoprire insieme le bellezze culturali, storiche, artistiche e culinarie del nostro Paese, in un clima familiare, dove i bambini sono i veri protagonisti. Mentre la scuola spesso predilige un modello di apprendimento individuale e […]
L'articolo Travelschooling Sicilia 2017 sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
1 giugno 2017
Manca meno di una settimana al 5° Incontro Nazionale per chi pratica l’Educazione Parentale e da parecchie settimane abbiamo dovuto registrare il tutto esaurito. Il Network di Educazioneparentale.org va controcorrente e, invece di organizzare eventi per centinaia di persone, decide quest’anno di dedicarsi alla cura di due gruppi più piccoli. Questo proprio perché la Perfezione non sta […]
L'articolo S-Cool 2017 sembra essere il primo su Controscuola.
Autore: Matteo Curto
•
24 marzo 2017
L'articolo Esami non obbligatori – ieri-oggi-domani sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
14 ottobre 2016
Di recente parlavo con mio zio che mi chiedeva se avessimo mai paragonato le capacità dei nostri figli che fanno unschooling con quelle dei bambini scolarizzati. Nello specifico mi chiedeva se avessimo fatto dei test. Gli ho spiegato che non seguiamo il curriculum scolastico e che non ci teniamo a far esaminare i nostri figli […]
L'articolo Perché homeschooling prepara per il futuro meglio della scuola sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
13 settembre 2016
Le gite Travelschooling Italia hanno come obiettivo quello di creare un momento di condivisione per gli homeschoolers nostrani, offrendo la possibilità di scoprire insieme le bellezze culturali, storiche, artistiche e culinarie del nostro Paese, in un clima familiare, dove i bambini sono i veri protagonisti. Mentre la scuola spesso predilige un modello di apprendimento individuale e […]
L'articolo Travelschooling Sicilia sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
18 agosto 2016
L’estate è agli sgoccioli, ma gli Homeschoolers italiani non si fanno cogliere alla sprovvista e stanno organizzando numerose feste di NON rientro a scuola. Scegliete la location che più vi si addice e venite a festeggiare con noi, se state pensando di praticare l’Educazione Parentale sarà un’ottima occasione per informarsi. 3-4 settembre – Rimini Camping […]
L'articolo Feste di Non Rientro a Scuola 2016 sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
7 agosto 2016
Siamo una famiglia con 4 figli che ha rifiutato il sistema scuola per il benessere dei nostri figli. Ora vi racconto la nostra storia. Ricordo che Marilena, la mia secondogenita che ha ora 11 anni, dimostrava originalità nella scrittura fin dai tempi della materna, per esempio scriveva le lettere o il suo nome da destra […]
L'articolo Homeshooling e Dsa sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
14 aprile 2016
Mia figlia ha 11 anni e frequenta la prima media. Sono impressionato dalla quantità di compiti a casa che le vengono assegnati ogni giorno. La scuola la impegna per 6 ore, fino alle 13.50, lei vorrebbe fare sport e frequentare qualche amica, ma deve spesso rinunciare per i troppi compiti a casa da svolgere. Vista la quantità […]
L'articolo #senzacompitifarei sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Erika Di Martino
•
1 aprile 2016
Sono Muji, sono italo-olandese e ho 15 anni. I miei genitori sono divorziati e io vivo con mia mamma e mia sorella, Noa di 18 anni. Noa frequenta la scuola e va al quinto anno del liceo linguistico, mentre mia mamma è giudice arbitro di tennis ed ha 44 anni. Mio padre vive in Brasile

Autore: Matteo Curto
•
7 febbraio 2016
Ecco il racconto-intervista di Margherita, una determinata homeschooler di 10 anni che si sta apprestando a seguire il primo anno di medie tramite l’Educazione Parentale. La sua mamma, Elisa, ha un blog molto interessante che potete consultare a questo link. Non aggiungo altro, perché le sue riflessioni sono più interessanti di qualsiasi mio prologo. Buona […]
L'articolo Ma tu li fai i compiti? sembra essere il primo su Controscuola.

Autore: Matteo Curto
•
16 dicembre 2015
Ci sono un sacco di individui che, pur non conoscendo per nulla la realtà dell’homeschooling, fanno osservazioni supponenti e pongono domande che rasentano l’assurdo quando capiscono che non mandiamo i nostri figli a scuola. Disclaimer: Se vi offendete facilmente o avete poco senso dell’umorismo, non proseguite con la lettura di questo articolo. Inoltre, se avete […]
L'articolo Le otto domande più assurde sull’Homeschooling sembra essere il primo su Controscuola.












