Leggere insieme: il cuore silenzioso dell’homeschooling
A cura di Erika Di Martino

Facendo homeschooling con i miei figli ho compreso una verità semplice e profonda:
leggere insieme non è solo un’attività educativa.
È un gesto d’amore.
È tempo che rallenta, un rituale che unisce, una soglia aperta verso il mondo.
Ogni volta che apriamo un libro, quello che accade non resta confinato alle parole stampate. Non è solo apprendimento. È relazione. È scoperta. È trasformazione reciproca.
Quando si parla di lettura ad alta voce, spesso ci si concentra sui benefici più evidenti: l’arricchimento del linguaggio, la comprensione del testo, la memoria. Tutto vero. Ma fermarsi qui significa perdere di vista la funzione più antica e potente delle storie: aiutarci a orientarci nella complessità della vita.
Le storie come bussola interiore
Nella nostra famiglia, ogni libro condiviso diventa allo stesso tempo uno specchio e una finestra.
Uno specchio, perché ci riconosciamo nelle paure, nei dubbi, negli errori dei personaggi.
Una finestra, perché ci permette di affacciarci su mondi diversi, su prospettive nuove, sull’inaspettato.
I bambini hanno bisogno di strumenti per interpretare ciò che vivono: per capire cosa ferisce e cosa cura, come affrontare l’esclusione, la paura, il tradimento. Ma questi strumenti non nascono da prediche o spiegazioni astratte. Nascono dall’esperienza emotiva, vissuta in un contesto sicuro.
Le storie fanno esattamente questo:
allenano all’empatia, al riconoscimento delle emozioni, alla comprensione dei legami umani.
Non è solo una sensazione da genitore. Anche la ricerca lo conferma: l’ascolto regolare di storie ben narrate favorisce la capacità di mettersi nei panni degli altri. La narrativa funziona come una simulazione della realtà: un luogo protetto in cui sperimentare conflitti, scelte, gioie e paure senza subirne le conseguenze dirette.
Una vera palestra emotiva e sociale.
Le storie ci rendono più umani
In un mondo rapido, individualista e iperstimolato, fermarsi a leggere insieme racconti che parlano di legami, ingiustizie, coraggio, amicizia è un atto profondamente controcorrente.
È educare alla lentezza.
Alla cura.
All’ascolto.
Quando leggo storie ai miei figli – anche a quelli più grandi –
mi colpisce quanto la narrativa continui a insegnare, a qualsiasi età.
I più piccoli entrano nei personaggi fiabeschi, diventano il lupo o il coniglietto timido.
I più grandi colgono le sfumature psicologiche, riflettono sulle scelte morali, si interrogano sulle motivazioni profonde.
Una storia diventa così uno spazio di allenamento per il pensiero critico. Non serve spiegare tutto. Spesso è più potente fare domande:
“Tu cosa avresti fatto?”
“Perché pensi che abbia mentito?”
“Che alternative aveva?”
In questo modo non insegniamo cosa pensare, ma come pensare. Insegniamo a stare nell’ambiguità, a tollerare l’incertezza, a restare in contatto con le emozioni senza la fretta di risolverle.
La lettura condivisa come spazio di relazione
C’è un aspetto della lettura che viene raramente nominato: il legame che si crea tra chi legge e chi ascolta.
Leggere ad alta voce è presenza pura. È dire: “Sono qui. Ti vedo. Possiamo attraversare questa storia insieme.”
Questo vale a tutte le età.
Ricordo ancora quando mio figlio adolescente, dopo un racconto particolarmente intenso, mi disse:
“Mi ha fatto pensare a una cosa che non ho mai raccontato a nessuno.”
In quel momento, il libro non era solo un testo. Era diventato una chiave. Aveva aperto uno spazio di fiducia.
Nella nostra quotidianità, la lettura non ha un solo momento fisso. A volte avviene la sera, altre dopo pranzo sotto una coperta sul divano, altre ancora in macchina, mentre aspettiamo qualcuno. Ogni momento può essere quello giusto.
Non servono grandi classici o libri “importanti”. Anche una storia semplice può toccare corde profonde. Ciò che conta è che sia significativa per chi l’ascolta, in quel preciso momento della sua vita.
Perché tutto questo è centrale nell’homeschooling
Nell’educazione parentale, la lettura condivisa è un pilastro sia pedagogico che relazionale.
Non c’è un programma imposto. Non c’è una lista obbligatoria di libri. Siamo noi a scegliere cosa leggere, quando e come.
Questo è un grande privilegio.
Ed è anche una grande responsabilità.
Possiamo scegliere storie che:
- aprano domande invece di chiuderle
- mostrino la complessità, senza ridurre tutto a bianco o nero
- includano voci diverse, prospettive non eurocentriche, personaggi con vissuti profondi
Possiamo fermarci, tornare indietro, rileggere una frase. Possiamo parlare senza l’ansia di “verificare la comprensione”.
In un’epoca in cui i bambini vengono spinti sempre più precocemente verso schermi, social e gratificazione immediata, ritagliarsi uno spazio per leggere insieme è una scelta intenzionale. Una scelta educativa. Una scelta di cura.
Non importa se tuo figlio ha 3, 10 o 16 anni. Esiste sempre una storia capace di toccarlo. Forse non lo dirà subito. Ma resterà lì, come un seme che lavora in silenzio. Perché non si tratta solo di “far amare i libri”.
Si tratta di vivere le storie come strumenti per comprendere il mondo, gli altri e sé stessi.
E ora tocca a te
Quali storie hanno lasciato un segno nella vostra famiglia?
C’è un libro che ha aperto una conversazione profonda con tuo figlio?
Hai mai visto una storia cambiare uno sguardo o un atteggiamento?
Che tipo di protagonisti cercano i tuoi figli nei libri?
Quanto spazio ha oggi la lettura condivisa nella vostra routine?
Se ti va, raccontami la vostra esperienza. I tuoi spunti possono aiutare altri genitori a riscoprire il potere silenzioso delle storie. Non servono formule. Serve presenza. E un libro tra le mani.
