Scuola o Homeschooling

Di recente parlavo con mio zio che mi chiedeva se avessimo mai paragonato le capacità dei nostri figli che fanno unschooling con quelle dei bambini scolarizzati. Nello specifico mi chiedeva se avessimo fatto dei test. Gli ho spiegato che non seguiamo il curriculum scolastico e che non ci teniamo a far esaminare i nostri figli proprio perché, avendoli costantemente sotto gli occhi, non abbiamo bisogno di un test che ci dica a che punto sono, lo sappiamo già! Mi ha chiesto inoltre come facciamo, io e mio marito, a preparali nelle materie scolastiche e quali conoscenze avranno i bambini al termine dei loro studi casalinghi. Ciò ha aperto un discorso ancora più ampio.

I ragazzi che vanno a scuola non vengono preparati per il futuro che li aspetta.

La realtà odierna è in continuo mutamento e quello che imparano seduti a un banco probabilmente risulterà datato quando inizieranno a lavorare. Non so voi, ma nella mia vita sto utilizzando poco o nulla di ciò che ho imparato a scuola. L’incertezza costante: l’incapacità di prevedere i trend futuri dell’economia e del lavoro, continua ancora oggi come ieri, ma il sistema educativo rimane sempre un passo (…o due, o tre) indietro.  Purtroppo non s’insegna ciò che conta veramente per ottenere un futuro felice e il successo lavorativo e personale.

Mio zio mi guardava interessato ma incerto, ho quindi cercato di spiegargli come, io e mio marito, ci stiamo impegnando a crescere i nostri figli.
Il nostro approccio educativo stravolge completamente le linee guida tradizionali, significa fare tabula rasa della propria forma mentale (e quella della maggior parte della gente che ci sta attorno) e provare qualcosa di completamente nuovo. Sapevo di metterlo alla prova con la mia spiegazione…

Noi privilegiamo un percorso da autodidatti da subito, quindi non proponiamo loro alcuna nozione preconfezionata e non li sottoponiamo ad alcun tipo di esaminazione. Stiamo imparando accanto ai nostri figli, osservandoli e sostenendoli nelle loro ricerche e scoperte. Il fatto di essere i protagonisti di un cammino la cui direzione è sconosciuta, rende l’avventura ancora più emozionante e imprevedibile. Questo ci permette anche di costruire un percorso assolutamente originale, che non riprende nessuno schema già in uso.

Una qualità che riteniamo fondamentale per il cittadino del futuro è di avere una mente inquisitiva e la capacità di imparare in autonomia. Ogni bambino ha un bagaglio di domande infinito, e il nostro compito è semplicemente quello di mantenere viva la fiamma della conoscenza. Lo facciamo in molte maniere, per esempio facendoci in primis noi tante domande e poi valutando con loro le possibili risposte. Tutti i bambini hanno questo spirito di ricerca ma, troppo spesso, esso viene soffocato in nome del sistema educativo tradizionale che non incoraggia il pensiero divergente e riempie le teste degli studenti con nozioni già pronte. Le lezioni vengono assimilate temporaneamente per poi essere rigurgitate nel momento del test. Questo tipo di esercitazione sterile uccide il pensiero critico.

Le domande che ci poniamo ci portano a essere sempre più curiosi: ciò conduce a iniziare una serie di progetti sull’argomento prescelto, che portiamo avanti insieme, in famiglia. Anche le necessità di ogni giorno, come per esempio imbiancare la casa, oppure trovare i soldi per una bicicletta nuova o programmare una vacanza, ci portano a ideare dei progetti, ciascuno con il proprio scopo ben definito. I bambini osservano anche me e mio marito lavorare, e seguono i nostri percorsi lavorativi sia come spettatori, che in prima persona. A differenza dei “lavoretti”, che sono un surrogato ludico della realtà, già il nome ne denota la pochezza, questi sono progetti concreti che hanno una conseguenza reale nella nostra vita. Sono iniziative che necessitano un confronto con entità tangibili quali il denaro, il tempo, le risorse familiari, ecc…

Ovviamente, ogni giorno ci si propongono una serie di problemi e noi lasciamo che siano i bambini a trovare le opportune soluzioni a quelli alla loro portata, mentre per quelli più complicati chiediamo comunque e sempre la loro opinione. Più di una volta la loro freschezza ci ha permesso di trovare una soluzione originale, alla quale noi adulti non saremmo arrivati da soli. Li incoraggiamo quindi a procedere per tentativi, suggerendo di riprovare se falliscono e congratulandoci con loro per le conquiste ottenute. Questo processo alimenta la loro autostima e la sicurezza di poter sormontare qualsiasi ostacolo che la vita gli presenterà. Così saranno esperti di problem solving, una dote impagabile.

Libertà

Questo continuo esercizio, unito a una grande libertà, li porta inevitabilmente a scoprire le proprie passioni. Noi genitori siamo presenti per stimolarli in svariate maniere, senza mai giudicare il loro percorso, anzi offrendo possibilità sempre differenti e interessanti. Trovo che il centro della vita di un individuo dovrebbe essere la passione per il lavoro svolto, non c’è nulla di più triste di un essere umano che non possa perseguire la propria vocazione. E’ altrettanto vero che non è facile oggigiorno incontrare persone che abbiano trasformato la loro passione in lavoro, anzi è più facile trovare individui che tristamente avanzano nella vita con un sogno oramai dimenticato nel cassetto.

Felicità

La felicità è il motore dell’esistenza, e per vivere bene bisogna saper essere felici indipendentemente da ciò che accade: tra tutte le cose che insegno ai miei figli, questa è di sicuro una di quelle che mi sta più a cuore. Troppi genitori insegnano ai bambini che la felicità è al di fuori di essi e che dipende dagli oggetti o dal denaro che si possiedono, oppure ancora dalle amicizie che si hanno o dai voti che si prendono a scuola. Fin da piccolissimi noi lasciamo ai nostri figli la propria privacy, la libertà di intrattenersi da soli: giocando, leggendo, immaginando, costruendo. L’ozio creativo e solitario è da noi largamente valorizzato con risultati positivi. La felicità si raggiunge da soli. Non ho praticamente mai sentito i miei figli lamentarsi di essere annoiati. Piuttosto che algebra o il nome dei fiumi del centro America, si dovrebbe insegnare a essere felici. Il bambino che non sperimenta questo grado d’indipendenza rischia, una volta adulto, di attaccarsi in maniera morbosa ad un’altra persona, oppure di colmare il vuoto esistenziale con dei passatempi come i social o lo shopping, oppure peggio ancora, con il cibo.

Indipendenza

Un’altra qualità a cui teniamo molto è l’indipendenza. Diamo loro l’esempio su come fare numerose attività quotidiane: dal preparare un pasto, a pulire il bagno, ad andare a fare una commissione e controllare poi il resto al negozio. All’inizio ci affianchiamo a loro aiutandoli e correggendo gli errori, sicuramente lodandoli per i successi. Li lasciamo sbagliare un numero infinito di volte, ricordandoci che sbagliando s’impara. L’indipendenza conduce alla libertà, infatti vedo già come i più grandi sanno di non aver bisogno di un insegnante o di un genitore (o in un futuro lontano di un capo) che gli dica cosa fare, essi sanno cosa vogliono raggiungere e trovano da soli il modo per realizzare i propri sogni. Se lungo il cammino hanno bisogno di qualcuno che li aiuti, sanno bene a chi rivolgersi e in quali termini.

Compassione

Infine crediamo nella compassione per il prossimo, nell’empatia e nella felicità reciproca come fonte di benessere. La compassione è anche la chiave a un ambiente lavorativo positivo. Cerchiamo di parlare di compassione, fornendo esempi concreti, ogni giorno. La cosa che più conta in quest’aspetto dell’educazione è l’esempio di noi genitori, infatti ci preoccupiamo di essere sempre compassionevoli verso i nostri figli e il prossimo. Se incontriamo qualcuno che è infelice cerchiamo sempre di aiutarlo, se la persona è lontana allora inviamo degli auguri e dei pensieri felici. Sperimentiamo come il dare felicità, porti sempre benessere a noi e ai nostri cari. Basta veramente poco. La tolleranza va di pari passo con la compassione, e si allena conoscendo persone di diverse etnie, gruppi sociali e stati fisici. Noi cerchiamo di esporre i nostri figli a quante più forme di diversità ci sia possibile. Mostriamo loro quanto ci sia da imparare gli uni dagli altri e che essere diversi è un pregio, come dice il proverbio: “Il mondo è bello perché è vario”.

Cambiamento

A questo punto dal volto di mio zio era scomparso quel velo d’incertezza, e con un cenno della testa annuiva. La sua rigidità stava evaporando alla luce del cambiamento. Il cambiamento: la qualità più importante, in questo mondo in continuo mutamento. I miei figli si adattano al cambiamento sempre più facilmente e noi li mettiamo costantemente alla prova. Specialmente coloro che sapranno adattarsi al cambiamento potranno farcela ad avere successo nel futuro, questa è una delle poche certezze che possiedo. Io stessa mi sto allenando. La vita è un’avventura e non sempre (anzi, quasi mai!) le cose vanno come abbiamo progettato, ma da ogni situazione – anche quella più nefasta – possiamo trarre beneficio. Con il nostro esempio e la loro pratica quotidiana cerchiamo di tenerlo sempre in mente, e quante volte sono stati proprio i miei figli ad incoraggiarmi a rialzarmi e andare avanti, nonostante le avversità.

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