Occorre precisare, innanzitutto, che la scuola dell’infanzia (e, a maggior ragione, il nido), secondo la legge italiana, non è obbligatoria.

Aggiungiamo anche che, dal punto di vista pedagogico ed educativo, la scuola dell’infanzia non costituisce in alcun modo un passaggio essenziale per il sano sviluppo del bambino.

Un ambiente familiare adeguato, in cui il bambino possa fare esperienze pratiche quotidiane e in cui abbia la possibilità di giocare con qualche amichetto, è la situazione ideale per questa fascia d’età.

Lo conferma l’ormai secolare esperienza delle scuole d’infanzia Montessori e Waldorf, che, esplicitamente, non fanno che tentare di riprodurre, nel contesto scolastico, momenti di vita pratica familiare. Da più parti, inoltre, si stigmatizza la scolarizzazione precoce a cui la scuola dell’infanzia ha teso negli scorsi decenni e le realtà più attente hanno posto un deciso freno alle attività di prescrittura e prelettura.

Quanto alla cosiddetta socializzazione, gli studi e l’osservazione confermano come il gioco, fino ai sei anni, avvenga in gruppi di due-tre bambini, non certo nel grande gruppo, e come le relazioni di amicizia siano estremamente veloci nel loro nascere e nel loro morire. L’età della “fame di amicizie” e del gruppo dei pari è molto di là da venire. Nell’età della scuola per l’infanzia, i fratellini, i cuginetti, i vicini di casa, i figli degli amici o i compagni occasionali al parco sono più che sufficienti per un sereno ed equilibrato sviluppo sociale.

I bambini da zero a tre anni, poi, hanno nell’ambiente familiare, tranquillo e protetto, il luogo più adatto per un sereno e sicuro sviluppo. La loro interazione sociale è, prima di tutto, con gli adulti che si prendono cura di loro, non certo coi pari, come dimostra l’attenzione al rapporto numerico educatori/bambini nelle realtà di maggior qualità.

Appare chiaro, dunque, che la finalità dei nidi e delle scuole dell’infanzia è eminentemente pratica, mai educativa. Ovvero risponde alle (del tutto legittime, beninteso) esigenze dei genitori, che siano esigenze lavorative, familiari o personali. Insomma, nidi e scuole dell’infanzia non sono obbligatori e non sono pedagogicamente indispensabili, ma possono essere utili e pratici per le famiglie.

La non obbligatorietà fa sì che, nel momento in cui si decida di non iscrivere il bambino alla scuola dell’infanzia, non è necessario fare alcuna comunicazione ufficiale a nessuna autorità scolastica. Semplicemente, non lo si iscrive o, se già iscritto, lo si ritira, pratica per cui non è necessario alcun permesso e alcun nullaosta, ma una semplice comunicazione scritta, firmata dai genitori.

Vediamo, quindi, come è possibile, nella pratica di ogni giorno, fare a meno di nidi e scuole dell’infanzia.

  1. Se riuscite a organizzarvi dal punto di vista lavorativo, potete, in tutta semplicità, tenere il bambino a casa con voi. Perché la giornata scorra con serenità, coinvolgetelo nelle vostre attività quotidiane, dalla cucina al bucato, alla spesa. È esattamente quello che si fa nelle scuole montessoriane. Potete anche proporre piccole attività artistiche, ma non è affatto necessario trasformare la casa in un atelier: sono sufficienti pochi materiali adatti, che il bambino possa utilizzare e riordinare nella massima autonomia. In rete trovate davvero una miriade di spunti tra i quali scegliere. Non fatevi prendere dalla frenesia: preparare il minestrone che il resto della famiglia mangerà a cena è molto più apprezzato dai piccoli, dell’impossibile lavoretto che giacerà sotto strati di polvere per anni.

  2. È sempre possibile ricorrere a un aiuto esterno, che siano i nonni o la baby-sitter o chi per loro. L’opzione, naturalmente, è utile anche per chi sceglie di occuparsi del bambino in prima persona e ha il sacrosanto diritto a un po’ di riposo. Anche per loro, vale quanto suggerito sopra: le attività quotidiane e i giochi improvvisati con materiali semplici (teli, mollette, materiali per costruzione, bambole) sono tutto quello di cui il bambino ha bisogno.

  3. Il mutuo aiuto tra genitori aggiunge la possibilità di far giocare i bambini coi coetanei. Se conoscete qualcuno che ha fatto la vostra stessa scelta, potete organizzarvi in modo da scambiarvi qualche ora di baby sitting, così da ritagliarvi degli spazi senza nessuna spesa e, anzi, venendo incontro alle esigenze di socialità dei genitori, queste sì essenziali. Ciò rafforzerà anche i legami sociali creando quella comunità educante che tanto manca alla realtà odierna fatta di frenesia e individualismo.

  4. Il baby-sitting collettivo, che sia affidato a un genitore o a una figura esterna, è una soluzione più delicata da realizzare, che richiede un rapporto di fiducia reciproca e una consonanza di vedute educative. Per semplificare e rendere più gestibile il tutto, è meglio limitarsi a un numero molto piccolo di bambini, tenendo conto anche delle differenze d’età, delle esigenze dei piccoli, delle caratteristiche del luogo utilizzato.

Attenzione: i nidi condominiali e le realtà ad essi affini, come le tagesmutter, sono, in realtà, delle vere e proprie imprese, che richiedono titoli di studio specifici, certificazioni, controlli degli enti preposti. Come i baby parking, rientrano nella categoria dei servizi socio-educativi per l’infanzia, per i quali è richiesto l’assolvimento dell’obbligo vaccinale secondo le disposizioni più recenti in materia. Ciascun territorio produrrà delle leggi regionali che specificheranno come districarsi tra le norme, la prima a muoversi in questa direzione è stata l’Emilia Romagna.
Ricordiamo inoltre che le scuole parentali, rientrano anch’esse nella lista dei servizi educativi, mentre non rientrano le associazioni di promozione sociale, ovvero quelle organizzazioni in cui gli individui si associano per perseguire un fine comune di natura non commerciale.

Vi sono all’incirca 2000 bambini in Italia che stanno già facendo consapevolmente un percorso educativo alternativo, anche oltre l’età prescolare (chiamato Homeschooling, Educazione Parentale o anche Istruzione Familiare), queste famiglie si sono organizzate in reti di amicizia e collaborazione concrete. Per trovare spunti pratici e mettersi in contatto con coloro che possiedono maggiore esperienza in questo campo, vi invitiamo a provare il Network Nazionale www.edupar.org e a partecipare a un incontro dedicato a questa realtà.

Infine, ci teniamo a precisare che il decreto sull’obbligo dei vaccini, voluto dal Ministro della Salute Lorenzin, tocca tutti i bambini e ragazzi da 0 a 16 anni indipendentemente dal percorso di istruzione prescelto. 

A cura di Erika Di Martino e Greta Bienati

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