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Gli Invalsi non mollano: ogni anno assistiamo a questo rituale, reso ora obbligatorio per chi affronta la licenza media, somministrato (come se fosse un vaccino) a tutti gli altri, anche nelle scuole superiori. Come ogni anno si è aperto il dibattito tra chi li ritiene indispensabili e chi invece organizza scioperi e boicottaggi. E io mi domando come mai questi test standardizzati facciano così tanto scalpore, mentre tutti gli altri test, prove scritte, domande a crocetta, che vengono assegnati agli alunni durante tutto il corso dell’anno scolastico, non agitino gli animi allo stesso modo.
Perché gli animi dei bambini e ragazzini “rimangono agitati”, qualsiasi siano le tipologie di prove.

I test standardizzati come strumento di valutazione delle istituzioni scolastiche, e dei singoli allievi, obbligano i docenti a una revisione del proprio metodo. Una buona parte del tempo passato in classe viene speso nella preparazione di queste prove a discapito di attività più utili a livello formativo. Pochi si rendono conto che così facendo, inevitabilmente, la “libertà d’insegnamento” viene messa in discussione. Esercizi come quelli dell’Invalsi, valutano la forma mentis degli alunni, non il loro livello culturale, e perciò ci si esercita ore e ore a comprendere come passare questi esami e non ad ampliare la conoscenza del mondo che ci circonda.

Pensandoci bene, l’omologazione delle menti attraverso la manipolazione della libertà di insegnamento è subdolamente più efficace di una limitazione censoria sui contenuti. Questi test sono parte di un cambiamento sufficientemente lento da sfuggire alla coscienza, un cambiamento che non suscita alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta. E’ la vecchia storia della ranocchia che viene cotta lentamente nella pentola, senza accorgersene e quindi senza ribellarsi. Nel nome del progresso si effettuano continui attacchi alle libertà individuali, alla dignità, all’integrità della natura, alla gioia di vivere, lentamente ma inesorabilmente, con la costante complicità delle vittime, inconsapevoli o ormai incapaci di difendersi. Il risultato, in questo caso, è la perdita del senso critico e l’insinuarsi nelle menti dei nostri figli che l’equazione studio=competizione=lavoro=soldi sia l’unico modo per vivere bene.

Test e interrogazioni, sia quelli programmati che quelli tanto temuti a sorpresa, fanno si che gli studenti imparino a studiare al fine di passare le prove e non per il piacere di apprendere. Su questo processo aleggia il timore di non aver fatto abbastanza, di non essere intelligenti, eloquenti o svegli abbastanza per dimostrare ciò che si è studiato, e in questo patos ci dimentichiamo tutti, insegnanti compresi, che valutare significa in realtà dare valore alle proprie conoscenze. Un’azione che avrebbe potuto far accrescere l’autostima, al contrario la mina inesorabilmente.

Questo procedimento garantisce la distruzione di ogni forma di amore per l’apprendimento e di qualsiasi tipo di autonomia dello studente, ma non crediate che l’insegnante rimanga illeso.
 Il processo educativo viene corrotto danneggiando entrambi i protagonisti.

L’insegnante non può gestire il proprio tempo in autonomia, non può essere creativo e sicuramente non può tenere conto delle necessità del singolo.

Allo studente non viene dato il tempo di conoscere le proprie passioni, e se anche le trovasse non avrebbe il tempo di approfondirle, visto il lungo elenco di nozioni da memorizzare per le interrogazioni dell’indomani.

Il voto è un fermo immagine artificiale, nella maggior parte dei casi non rappresenta cosa si è appreso e nemmeno l’efficacia dell’insegnamento. Il compito dell’insegnante è di aiutare i ragazzi a conoscere il proprio potenziale interiore e migliorarlo e ciò non può emergere in un test. Si sta creando un esercito di persone che dedicano la propria vita a raggiungere un titolo, piuttosto che creare valore e significato attraverso le proprie azioni. Fin da piccoli si viene etichettati (e poi ci si auto-etichetta) come intelligenti o stupidi basandosi sui voti.

Vi siete mai fermati a pensare a quali effetti produce questo modo di giudicare?
I bambini credono a ciò che gli viene detto e poi vivono la propria vita di conseguenza. Quanti hanno brutti voti, ma sono bravissimi nello sport, o in materie artistiche?
Chi ha deciso che per essere intelligenti bisogna andare bene in matematica?
Che cosa ha a che fare tutto questo con l’educazione?

Non sto chiedendo di andare verso il sei politico, o alla mediocrità dilagante che porta sempre e comunque a una promozione. I nostri figli hanno sicuramente necessità di conoscere i propri errori, ad essere incitati a rivedere un’equazione che non torna o una composizione che non ha senso, ma la segnalazione, e soprattutto la correzione, può essere fatte in diversi modi che non implicano un registro elettronico.

Si può correggere attraverso una conversazione individuale, con un miglioramento al quale partecipa il gruppo intero confrontandosi, con una nota costruttiva a margine del foglio.

I voti aiutano a creare uomini e donne che vivono come ingranaggi in un sistema economico volto al consumismo. Per l’Homo oeconomicus, tutto ha un voto e un prezzo. Si tratta di un individuo le cui principali caratteristiche sono la razionalità e l’interesse esclusivo per la cura dei suoi propri interessi individuali. L’homo oeconomicus è visto come “razionale” nel senso che egli persegue come obiettivo la massimizzazione della propria ricchezza pecuniaria e del proprio benessere materiale. Ciascuno diviene il mezzo per il conseguimento dei fini di altri individui, ed è inevitabile che in questo processo ciascuno finisca per percepirsi come un oggetto.

Oggi più che mai necessitiamo di soluzioni creative per i problemi che l’umanità sta affrontando. E’ quindi necessario portare avanti sistemi di apprendimento dove i giovani abbiano la libertà e il sostegno di cui hanno bisogno per sperimentare un apprendimento multisensoriale.

Solo in questo modo aiuteremo i ragazzi ad essere abili comunicatori e collaboratori competenti, individui che stanno bene nella propria pelle e che apprezzano e conoscono l’arte. Persone che sanno leggere e comprendere ciò che hanno letto al fine di applicare la propria conoscenza alla realtà che li circonda attivamente, immaginando e costruendo, imparando dalle proprie esperienze e quelle della propria comunità.

Nella realtà appena descritta, chiedetevi quale ruolo o significato abbia il voto.

Ognuno è un genio.
Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.

Albert Einstein

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