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Bussola per homeschooling

Da oggi e per tutto il mese di Aprile pubblicheremo ogni settimana, nella nuova sezione di didattica,  un’esperienza tratta dal diario di bordo di due genitori, Greta e Giuliano, homeschoolers professionisti.

I loro testi sono preziosi per chi inizia a pensare alla scuola familiare (ma non solo!) e arricchiranno il nostro sito e i tutti i nostri lettori. Avrete probabilmente già avuto modo di leggere la loro prefazione, pubblicata qualche settimana fa (la trovate qui). Non finirò mai di ringraziarli per il tempo che hanno dedicato alla composizione di questi scritti, se altri genitori sentissero di voler condividere le loro esperienze per favore scrivetemi alla pagina contatti. Iniziamo con la loro introduzione:

 

Gli articoli che seguono richiedono qualche precisazione di carattere pedagogico.

Il nostro percorso di homeschooling ha preso ben presto la forma di un percorso di unschooling: non ci interessa riprodurre a casa la scuola (neppure quella di qualità, come la scuola montessoriana o steineriana), perché la nostra scelta è nata prima di tutto dalla ricerca di un’educazione in cui il bambino fosse protagonista attivo e quindi di un percorso fortemente individualizzato.

In buone condizioni di salute e in un ambiente adeguato, il bambino impara naturalmente e da sé, per prove ed errori e per imitazione, ciò che lo interessa e gli sta a cuore. Basta, al proposito, notare che non imparerà mai più niente di così rivoluzionario e difficile come quelle attività che, ancora molto piccolo, ha imparato da solo: camminare e parlare.

Il bambino non è un vaso da riempire con ciò che noi sappiamo, ma un attivo compagno di ricerca sulla strada dell’imparare. In questo senso il gioco libero, inteso come concreta e creativa attività di sperimentazione e rielaborazione del mondo, resta l’attività educativa fondamentale.

Nell’homeschooling come noi lo intendiamo tutti imparano da tutti in una relazione di mutuo insegnamento, in cui si insegna imparando e si impara insegnando. L’apprendimento è diffuso nel tempo e nello spazio e non è un momento “speciale” separato dalla vita. La scuola non è un impegno in più nella giornata, ma uno sguardo diverso sulla vita di ogni giorno.

Il ruolo dell’adulto è quindi di ascolto, di accompagnamento consapevole, di predisposizione di spazi e tempi sani e stimolanti, ma soprattutto di condivisione dell’apprendimento.

Giungiamo così al problema principale e allo scopo di questo lavoro. Dato che il bambino imparerà con tempi, modalità e perfino contenuti molto personali, come valutare ciò che è opportuno suggerirgli o proporgli, ovvero in che modo accompagnarlo? Come sviluppare questa capacità di “accompagnamento consapevole”?

Abbandonando la sicurezza offerta dai modelli preconfezionati, i dubbi e le ansie di inadeguatezza che assalgono chi prende in considerazione la scuola familiare sembrano moltiplicarsi. Si tratta allora di comprendere che ciò di cui c’è bisogno non sono tanto delle sofisticate competenze tecniche o delle grandi quantità di materiali didattici speciali, quanto piuttosto una consapevolezza pedagogica (oltre a una buona dose di motivazione, tempo, coraggio, curiosità, ecc.). Questa è l’unica bussola necessaria per avventurarsi nel mondo dell’educazione, se vogliamo rinunciare alle mappe precostituite, che, per quanto valide, saranno comunque nate da percorsi che non sono quelli del nostro bambino.

L’homeschooling così inteso è prima di tutto un lavoro su di sé, non sul bambino. Si tratta di ripensare il mondo che ci circonda (perché questo è l’unico vero libro di testo) e ciò che fa la differenza non è quello che si sa, ma quello che si è disposti ad imparare. In una relazione educativa o tutte le persone coinvolte sono in formazione o non lo è nessuna.

Questa grande libertà che offriamo al nostro bambino è qualcosa di ben diverso dal caso, dalla voglia del momento, dal disordine di una vita non regolata e malsana: si tratta di comprendere le esigenze del singolo bambino e di rispondere in maniera efficace e accurata, riflettendo con attenzione sugli spazi, i ritmi, gli strumenti dell’attività educativa.

In questo senso gli articoli che seguono si presentano come delle riflessioni pedagogiche sugli strumenti didattici fondamentali, nella convinzione che si tratti prima di tutto ed essenzialmente di acquisire uno sguardo consapevole, di esercitare la capacità di interrogarsi senza considerare nulla ovvio o scontato, di educare prima di tutto e instancabilmente se stessi.

Prenderemo in esame strumenti didattici semplici e di facile reperibilità, evidenziandone caratteristiche, utilizzi, implicazioni educative, cercando di costruire una “scatola degli attrezzi” dell’homeschooler. In linea di principio tutto è e può essere strumento didattico, a patto che dietro ci sia una capacità di ascolto del bambino e di riflessione sul percorso lungo il quale lo accompagniamo: il suo percorso.
Il riferimento al proprio percorso individuale (sia per l’adulto che per il bambino), significa anche che quanto proponiamo in queste pagine non ha e non può avere alcun valore prescrittivo: ogni bambino (e ogni genitore) ha il suo percorso da fare, da cercare, da inventare.

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