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unschooling

Questo è un post informativo per chiarire alcuni punti relativi all’educazione parentale che mi vengono spesso chiesti via email, sul forum o telefonicamente.

Homeschooling, educazione parentale, home education, educazione paterna, scuola familiare – cosa significano questi termini? Sono tutti sinonimi e definiscono la situazione in cui il genitore si prende la responsabilità di educare i propri figli a casa e informa annualmente il dirigente della propria zona della scelta fatta. Ogni famiglia decide come affrontare questo impegno: possono essere famiglie che si organizzano sole o che condividono alcune attività con altri gruppi, possono avvalersi di un tutor e/o creare un curriculum personalizzato, possono seguire il programma ministeriale o meno. La cosa fondamentale è che la famiglia sia al centro dell’educazione: il genitore non delega il compito di educare benché possa avvalersi dell’aiuto di altri genitori o insegnanti privati per alcune materie di studio. Tutto questo avviene tra le mure domestiche o in qualsiasi altro luogo in cui la famiglia decida di essere protagonista attiva dell’apprendimento (musei, parchi, palestre, ma anche il supermercato o la banca…!).

Scuola familiare: mi soffermo ancora su questo termine poiché sempre più spesso in Italia lo sento utilizzato per definire una situazione in cui più famiglie ingaggiano un insegnante speciale, magari con una formazione Montessoriana o Steineriana, trovano un locale adatto e iniziano una scuola. Questo può avvenire nel caso in cui si crei un’associazione e che si tengano presenti le norme assicurative,ma non solo, che regolano questo tipo di progetto. Personalmente trovo che questa metodologia abbia poco a che fare con l’educazione parentale e che sia semplicemente un altro tipo di scuola: in effetti se ci pensate si crea sempre una routine e il bambino lascia genitori e casa per “essere educato” da un insegnante esterno. Il ruolo del genitore qui rimane marginale. Inoltre vi metto tutti in guardia: mi sono stati segnalati dei casi in cui educatori o nel peggiore delle occasioni pseudo-educatori abbiano pubblicizzato ed organizzato “scuole familiari” senza avere alcuna esperienza, utilizzando locali inadatti, essendo privi di autorizzazioni e dando pochissima o nessuna importanza alla centralità del bambino. L’ignoranza in materia unita ad una fiducia cieca da parte dei genitori  in queste figure che sanno “vendersi bene” fa si che si creino situazioni pericolose dove il denaro rimane il solo protagonista. Ciò che maggiormente mi preoccupa è che il tutto avviene utilizzando la possibilità che lo Stato Italiano ci concede tramite l’educazione parentale, pensate cosa succederebbe se accadesse qualcosa di brutto a uno di questi bambini che per i media e la società rimangono comunque homeschoolers (ovvero “coloro che non vanno a scuola”). In quel caso ci andremmo di mezzo tutti con pessime conseguenze, temo.

Unschooling o apprendimento naturale significa permettere ai propri figli di scoprire quali sono le loro passioni e di perseguirle nella propria vita. L’istruzione non è lo scopo dell’unschooling, vivere insieme armoniosamente, lasciando che ognuno segua le proprie inclinazioni è la meta prefissata dalle famiglie che scelgono questa strada. L’istruzione che ne deriva è concreta, permanente e ricca, questo si realizza con una grande fiducia nei propri figli e nella loro naturale capacità di apprendere. In questo caso non si seguono programmi e il fatto di “testare” i bambini sulle loro conoscenze non è preso in considerazione.

L’esame di fine anno: Questo controllo dovrebbe servire a tutelare i minori e a proteggerli da negligenze e abusi, purtroppo però spesso accade che l’esame sia un’occasione di stress per le famiglie che invece affrontano la loro scelta con competenza e responsabilità. Molti presidi e insegnanti sono ignoranti in materia di educazione parentale o semplicemente ostili alla faccenda e non si limitano ad un colloquio informativo (che basterebbe per capire se un bambino è seguito oppure no), sottoponendo il malcapitato a lunghe ore di schede didattiche preconfezionate che poco hanno a che fare con l’educazione impartita a casa. Benché io vi inviti ad avere un rapporto aperto e collaborativo con le istituzioni (magari aggiornando la scuola sui progressi dei vostri figli, portando loro i quaderni dei compiti o piccoli video delle vostre esperienze, o anche lasciando che sia il bambino a parlare delle proprie conquiste) vi informo che non dovete sottostare a questo tipo di trattamento. Non esitate a cercare una scuola fuori zona dove poter dare gli esami annuali, il Network www.edupar.org vi aiuterà proprio in questo cammino.

Vi lascio con un video realizzato durante la ricorrenza del 15 settembre, giornata europea per un’educazione libera. Un caro abbraccio a tutti.

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